domenica 20 settembre 2009

Berlusconi, io ti ripudio (Paolo Farinella)

Per chi non si scandalizza nel leggere ancora una volta don Paolo Farinella, un "prete" - come lui stesso ama definirsi - davvero controcorrente!
http://temi.repubblica.it/micromega-online/berlusconi-io-ti-ripudio/?com=6440

Sempre su MicroMega una serie di articoli interessanti per chi crede che la parabola berlusconiana sia ormai in declino...
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mercoledì 5 agosto 2009

Maggioranza e opposizione rottura sul nuovo statuto

LATERZA . Maggioranza e opposizione, rottura in consiglio, venerdì sera. Netta, totale. La seduta riprende lo scenario dell'ultima riunione, di cui era aggiornamento. Stesso avvio, identico epilogo: Francesco Catapano e Giuseppe Stano (Pd), Arcangelo Cirielli (Idv) e Sebastiano Stano (Sdi) abbandonano l'aula, la maggioranza (Francesco Perrone ex centrosinistra compreso) approva i punti in elenco (rinviati nel precedente consiglio, dopo l'approvazione di altri, tra cui il consuntivo 2008, a banchi di minoranza vuoti). Il nodo è lo statuto da modificare. La proposta del centrodestra riguarda gli articoli relativi alla procedura per la revoca del presidente del consiglio e del difensore civico (maggioranza assoluta anziché qualificata, così come attualmente previsto per la elezione delle stesse cariche, motiverà Saccomanni, Pdl), la minoranza in seguito rivendica discussione più ampia e articolata, anche sulla base di una bozza da essa presentata in consiglio, a sostegno della ricerca di stesure condivise, nel dicembre scorso: il tutto, a situazione azzerata.
Le posizioni non si avvicinano.
"Nessuna vendetta nei confronti di alcuno, solo un fatto di organizzazione, puntiamo a rilanciare l'amministrazione nell'interesse della comunità" afferma il sindaco Giuseppe Cristella, in risposta a quanto sostenuto dalla minoranza circa il tentativo di rimuovere il presidente del consiglio in carica (Franco Frigiola, candidato Udc alle provinciali) sotteso alle modifiche proposte; "In questo modo lo statuto diventa espressione della sola maggioranza, così demolite consiglio e democrazia" ribatte Sebastiano Stano, e di "consiglio svuotato" parlano anche Cirielli e Catapano. Il voto a seguire parte dal disguido procedurale dell'altra seduta (non si era votato): si è ancora in prima convocazione, per le modifiche statutarie è necessaria la maggioranza qualificata (14), con 11 voti a favore e un'astensione (del presidente Frigiola) il punto non passa. Passano invece i rimanenti, con i voti del centrodestra (13): alienazione di aree di comunali (in località Serra Lapillo: prezzo di partenza 83mila euro; in località Cappuccini, ex mattatoio: 1,68 milioni), il regolamento per le adozioni dei cani del rifugio comunale e la variante urbanistica per la realizzazione dell'opificio industriale "Mancini Infissi srl" in contrada Candelora. Il sindaco: "Noi pensiamo allo sviluppo di Laterza, l'opposizione perde, insieme ai consensi, anche la dignità di fare politica".
FRANCESCO ROMANO - La Gazzetta del Mezzogiorno - 4 agosto 2009
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Il giornalista e scrittore Carlo Vulpio a Laterza

Carlo Vulpio è nato ad Altamura nel 1960 e si è laureato in Giurisprudenza a Bari, con una tesi in diritto processuale penale. Nel 1986 ha fondato e diretto il giornale locale “Piazza” e poi ha collaborato con varie testate, tra le quali L’Espresso, Avvenimenti, l’Unità e Corriere della Sera.E’ approdato in via Solferino, a Milano, nel 1990 quando a dirigere il Corriere c’era Ugo Stille.Per il Corriere della Sera si è occupato di grandi fatti di cronaca e di inchieste in Italia e all’estero. Nel 1993, dopo la caduta del regime di Enver Hoxha, è stato tra i primi a sbarcare in Albania e nel 1995 ha seguito la guerra nella ex Jugoslavia. A seguito dell’esperienza della guerra, ha focalizzato la sua attenzione sui problemi legati all’immigrazione.Ha insegnato per quattro anni all’università statale di Bologna dove, come docente a contratto, è stato titolare dell’insegnamento di “Informazione, media e cittadinanza” per il corso di laurea specialistica in Scienze della comunicazione pubblica, sociale e politica.
Sempre come inviato del Corriere della Sera, Carlo Vulpio si è occupato dei casi di Luigi de Magistris e di Clementina Forleo. Fino a quando, il 3 dicembre 2008, dopo l’uscita dell’articolo “Caso de Magistris, toghe indagate – Illeciti per sfilargli le inchieste”, che trattava sulle perquisizioni e i sequestri ordinati dalla procura di Salerno nei confronti di otto magistrati calabresi e di altri politici e imprenditori, il direttore Paolo Mieli lo ha sollevato dall’incarico.
Nel maggio del 2008 Vulpio scrive “Roba Nostra” (Il Saggiatore), a cui è stato assegnato il premio “Rosario Livatino 2009”.
Nel maggio del 2009 pubblica “La città delle nuvole” (Edizioni Ambiente), viaggio nel territorio più inquinato d’Europa.
E’ stato candidato come indipendente nell’IdV (in tutte le circoscrizioni italiane, Isole escluse) alle Europee del 6 e 7 giugno 2009. Ha ottenuto 37.499 voti di preferenza, ma non è stato eletto (è primo dei non eletti nella circoscrizione Centro). Si è candidato per continuare la sua battaglia per un’informazione libera.

da http://carlovulpio.wordpress.com/

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giovedì 30 luglio 2009

Lo stato di salute della democrazia e l'incapacità di provare vergogna

Un sintomo del grado di sviluppo della democrazia e in generale della qualità della vita pubblica si può desumere dallo stato di salute delle parole, da come sono utilizzate, da quello che riescono a significare. Dal senso che riescono a generare.
Oggi, nel nostro paese, lo stato di salute delle parole è preoccupante. Stiamo assistendo a un processo patologico di conversione del linguaggio a un'ideologia dominante attraverso l'occupazione della lingua. E l'espropriazione di alcune parole chiave del lessico civile. È un fenomeno riscontrabile nei media e soprattutto nella vita politica, sempre più segnata da tensioni linguistiche orwelliane. L'impossessamento, la manipolazione di parole come verità e libertà (e dei relativi concetti) costituisce il caso più visibile, e probabilmente più grave, di questa tendenza. Gli usi abusivi, o anche solo superficiali e sciatti, svuotano di significato le nostre parole e le rendono inidonee alla loro funzione: dare senso al reale attraverso la ricostruzione del passato, l'interpretazione del presente e soprattutto l'immaginazione del futuro. Se le nostre parole non funzionano - per cattivo uso o per sabotaggi più o meno deliberati - è compito di una autentica cultura civile ripararle, come si riparano meccanismi complessi e ingegnosi: smontandole, capendo quello che non va e poi rimontandole con cura. Pronte per essere usate di nuovo. In modo nuovo, come congegni delicati, precisi e potenti. Capaci di cambiare il mondo. Proviamo allora a esercitarci in questo compito di manutenzione con una parola importante e più di altre soggetta allo svuotamento (e alla distorsione) di significato di cui dicevamo. Proviamo a restituire senso alla parola vergogna. Nell'accezione che qui ci interessa la vergogna corrisponde al sentimento di colpa o di mortificazione che si prova per un atto o un comportamento sentiti come disonesti, sconvenienti, indecenti, riprovevoli. E' una parola da ultimo molto utilizzata al negativo: per escludere, sempre e comunque, di avere alcuna ragione di vergogna o per intimare agli avversari - di regola con linguaggio e toni violenti - di vergognarsi. La forma verbale "vergognatevi" è oggi spesso utilizzata nei confronti di giornalisti che fanno il loro lavoro raccogliendo notizie, formulando domande e informando il pubblico. Sembra dunque che vergognoso sia vergognarsi. La vergogna e la capacità di provarla appaiono qualcosa da allontanare da sé, una sorta di ripugnante patologia dalla quale tenersi il più possibile lontani. Sulla questione Blaise Pascal la pensava diversamente, attribuendo alla capacità di provare vergogna una funzione importante nell'equilibrio umano. Nei Pensieri leggiamo infatti che "non c'è vergogna se non nel non averne". In tale prospettiva è interessante soffermarsi sull'elencazione, che possiamo trovare in qualsiasi dizionario, dei contrari della parola. Troviamo parole come cinismo, impudenza, protervia, sfacciataggine, sfrontatezza, sguaiataggine, spudoratezza, svergognatezza. Volendo trarre una prima conclusione, si potrebbe dunque dire che il non provare mai vergogna, cioè il non esserne capaci, è patologia caratteriale tipica di soggetti cinici, protervi, sfacciati, spudorati. Al contrario, la capacità di provare vergogna costituisce un fondamentale meccanismo di sicurezza morale, allo stesso modo in cui il dolore fisiologico è un meccanismo che mira a garantire la salute fisica. Il dolore fisiologico è un sintomo che serve a segnalare l'esistenza di una patologia in modo che sia possibile contrastarla con le opportune terapie. La ritardata o mancata percezione del dolore fisiologico è molto pericolosa e implica l'elevato rischio di accorgersi troppo tardi di gravi malattie del corpo. Così come il dolore, la vergogna è un sintomo, e chi non è capace di provarla - siano singoli o collettività - rischia di scoprire troppo tardi di avere contratto una grave malattia della civilizzazione. Qualsiasi professionista della salute mentale potrebbe dirci che le esperienze vergognose, quando vengono accettate, accrescono la consapevolezza e la capacità di miglioramento, e in definitiva costituiscono fattori di crescita. Quando invece esse vengono negate o rimosse, provocano lo sviluppo di meccanismi difensivi che isolano progressivamente dall'esterno, inducono a respingere ogni elemento dissonante rispetto alla propria patologica visione del mondo, e così attenuano il principio di realtà fino ad abolirlo del tutto. Come ha osservato una studiosa di questi temi - Francesca Rigotti - l'azione del vergognarsi è solo intransitiva e non può mai essere applicata a un altro. Io posso umiliare qualcuno ma non posso vergognare nessuno. Sono io che mi vergogno, in conseguenza di una mia azione che avverto come riprovevole. Pertanto la capacità di provare vergogna ha fondamentalmente a che fare con il principio di responsabilità e dunque con la questione cruciale della dignità. Diversi autori si sono occupati alla vergogna. La parola è presente in alcuni bellissimi passi di Dante e ricorre circa trecentocinquanta volte in Shakespeare. Ma è davvero interessante registrare cosa dice della vergogna Aristotele nell'Etica Nicomachea. "La vergogna non si confà a ogni età, ma alla giovinezza. Noi infatti pensiamo che i giovani devono essere pudichi per il fatto che, vivendo sotto l'influsso della passione, sbagliano, e lodiamo quelli tra i giovani che sono pudichi, ma nessuno loderebbe un vecchio perché è incline al pudore, giacché pensiamo che egli non deve compiere nessuna delle cose per le quali si ha da vergognarsi".
GIANRICO CAROFIGLIO
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martedì 28 luglio 2009

Approvato in aula anche il bilancio 2008

E’ passato anche il rendiconto dell’esercizio finanziario 2008 nelle fasi concitate e frenetiche che, nel torrido pomeriggio di venerdì scorso, hanno preceduto il rinvio al prossimo 31 luglio degli ultimi cinque punti della seduta consiliare segnata dallo scontro fra maggioranza e opposizione sulle modifiche da apportare allo statuto comunale.
Dopo l’ennesimo abbandono dell’aula da parte della minoranza, e prima della richiesta di rinvio formalizzata dal sindaco Giuseppe Cristella, gli undici consiglieri di maggioranza rimasti in aula hanno infatti approvato quattro dei dieci punti rimanenti. Fra questi, appunto, sfuggito anche al cronista, pure il rendiconto per l’esercizio 2008 con i relativi allegati. Le operazioni di voto, espletate nel volgere di pochissimi minuti, senza dibattito, hanno colto di sorpresa, insieme al pubblico presente, gli stessi addetti ai lavori: tutti ancora intenti a metabolizzare, forse, i colpi di scena innescati dalla discussione sulle modifiche allo statuto comunale proposte dalla maggioranza.
Discussione che, condizionata da una “pre giudiziale” argomentata in merito dai consiglieri di minoranza e ignorata dalla maggioranza, aveva poi determinato una serie di prese di posizione e di fraintendimenti: abbandono dell’aula dell’opposizione, momentanea sospensione dei lavori, assenza del presidente del consiglio Franco Frigiola al ritorno in aula, dubbi e contrattempi procedurali a seguire, abbandono definitivo dei rappresentanti di minoranza (nel frattempo rientrati due volte). Fasi concitate, si diceva: la maggioranza di centrodestra, prima del rinvio chiesto e ottenuto dal sindaco Cristella, approvava da sola, in successione, insieme alla comunicazione relativa a due prelievi dal fondo di riserva del bilancio 2009, al differimento del termine di scadenza della prima rata di Ici e Tarsu e a alla variazione numero 2 al bilancio 2009, anche il consuntivo 2008.
Francesco Romano
La Gazzetta del Mezzogiorno
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lunedì 27 luglio 2009

Lettera di Dimissioni

Alla sezione del PD di Laterza,
Al segretario Provinciale
Al vice-segretario Provinciale.


Mi sono entusiasmato due anni fa quando milioni di persone sono scesi nelle piazze italiane per partecipare in prima persona, con il loro voto, alla fondazione del Partito democratico.

E' stata un’esperienza forte perché nasceva dall’ambizione di governare il paese per modernizzarlo, strapparlo all’assenza di meritocrazia, alla corruzione dilagante, alla paura della diversità, eliminando l’abitudine a spacciare la furfanteria per competitività, ma soprattutto restituendo la speranza, la cui perdita in particolare tra i giovani, è l’elemento di disgregazione sociale più distruttivo che si conosca.

Ero convinto di edificare un partito capace di ascoltare tutti sui grandi temi del nostro paese.

Oggi mi dispiace constatare con amarezza che la politica dei vecchi mestieranti di partito ha inaridito il dibattito pubblico, ha imputridito su argomenti che nulla hanno a che vedere con le esigenze della società,
al punto da trasformare la partecipazione democratica in una lotta ipocratica al tesseramento.

Questa cancrena nel partito, fatta di lotte di posizioni, di schieramenti e di correnti, ci ha portato anche a non poter affrontare i temi della nostra comunita' e a irrigidire e interrompere i rapporti non
solo con i cittadini, ma anche con le forze economiche.

Nel parlarci addosso, non siamo capaci di affrontare i problemi della gente e il tentativo di fare politica, quella buona, e' fallito miseramente nelle odiose beghe interne.



Per questi motivi e' sempre mancata l’efficacia dell’azione. E tutti sappiamo di quanto sia necessario abbandonare gli annunci e i proclami per agire e lavorare.

Io, a Laterza, insieme a qualcun altro, volevo fare chiarezza e raccogliere come sfida quella di dimostrare che è possibile cambiare, costruire attraverso il lavoro di persone giovani di spirito e solide negli ideali, appassionate, libere, visionarie ma determinate a far uscire dal tunnel della mediocrità informe di chi utilizza il partito come strumento personale.

Ma questa sfida non sara' mai possibile vincerla finche'la vecchia politica manterra' il campo dalle sedi periferiche alle sedi nazionali.

Per questo, nelle consapevolezza che e' impossibile curare una cancrena che da anni ha diviso e rovinato il centro-sinistra nei risultati, nei valori e nei sentimenti, che lascio la segreteria, ma non la sfida di creare o unirmi a Laterza ad un gruppo di brave persone capaci di portare in spalla buone idee, che sia legato insieme da ideali e non da una sterile competizione animata da una odiosa lotta per conquistare posizioni e incarichi nel partito.

“Fare politica” resta intesa per me ancora come servizio reso alla comunità sempre orientato al bene comune, un servizio che dà precedenza agli interessi di tutti, non condizionato da interessi di parte o personali.


Davide Bellini
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domenica 26 luglio 2009

C’è un “a priori” etico da salvaguardare sempre

Dalle Lettere al Direttore dell'Avvenire di venerdì 24 luglio.

Caro Direttore, purtroppo ho ascoltato con le mie orecchie dal sito dell’Espresso la voce del nostro premier Berlusconi che parlava con la signora D’Addario (nota prostituta a pagamento) invitandola ad aspettarlo nel letto grande di Putin. Mi chiedo pertanto come si può negare un fatto tanto evidente e documentato, tramite un avvocato tanto spudorato e scandaloso. E poi le battutte di ieri sul suo non essere «un santo». Sono veramente provata da questi fatti così tanto lontani da ogni etica, oltre che dalla morale cristiana. Pertanto mi piacerebbe molto che il suo giornale, per cui nutro un sincero rispetto, parlasse più chiaramente delle spudoratezze di questo nostro primo ministro, che appare tutt’altro che timorato di Dio. La ringrazio di cuore e non le nascondo la profonda amarezza di tutta la mia famiglia per il fatto che la Chiesa non «bacchetti» abbastanza questo personaggio licenzioso.
Fiorella Pasotti

Caro Direttore, non le sembra che la frase pronunciata da Berlusconi: «avrete capito che non sono un santo» andrebbe stigmatizzata con vigore da un quotidiano che pone al centro delle sue riflessioni l’etica e la morale? Le sembra possibile che dopo aver negato comportamenti improponibili per un uomo con due mogli, 5 figli, responsabilità pubbliche enormi e una età ragguardevole, ora il nostro premier se la cavi così? I nostri giovani hanno bisogno di esempi un po’ più responsabili e il mondo cattolico dovrebbe essere un po’ più rigoroso circa i comportamenti degli uomini pubblici.
Maria Teresa Nizzoli

Caro Direttore, le storie su Noemi, escort, stuoli di ragazze scarrozzate qua e là per allietare il relax del premier mi provoca un senso di fastidio difficile da descrivere e non mi piace neppure scriverne. Lo faccio solo perché mi stupisce che tanti prendano per buona, già accertata, e indiscutibile l’attendibilità delle registrazioni messe su Internet da L’Espresso. Io questa certezza non ce l’ho affatto e spero che la magistratura chiarisca rapidamente la verità. Così come spero che Berlusconi ci aiuti con parole chiare e – una volta tanto – senza battute a capire come stanno le cose.
Luigi Ristagno


La risposta del direttore Dino Boffo
Forse avrete notato che ieri nella prima pagina di Avvenire non c’era alcun cenno alle ultime spiegazioni avanzate da Silvio Berlusconi. Quelle per intendersi sul «non sono un santo» o «nelle mie dimore passano anche i leader politici del mondo». Ne riferivamo, com’è ovvio, all’interno del giornale, in sede di cronaca, e la notizia era pure presente sul nostro sito; ma «in vetrina» abbiamo preferito sorvolare. Un modo per esprimere disagio rispetto al coinvolgimento di termini di qualche delicatezza per la sensibilità dei nostri lettori. E un modo per prendere le distanze pure dal seguito di una vicenda che non solo non ci convince (com’è ovvio), ma che – per quanto ci è dato di capire – continua a piacere poco o punto a larga parte del Paese reale. Le
«rivelazioni» – non sappiamo quanto autentiche –, che si succedono, a disposizione di chi ha la curiosità di continuare a leggerle o ad ascoltarle, non aggiungono (probabilmente) nulla a uno scenario che già era apparso nella sua potenziale desolazione. Nel constatarlo non ci muove alcun moralismo, ma il desiderio forte e irrinunciabile che i nostri politici siamo sempre all’altezza del loro ruolo.
Chiarezza per ora non è venuta, ed è un fatto evidentemente non apprezzabile, ma non è questo francamente quel che oggi ci preoccupa di più. Non ci piace che determinati comportamenti siano messi a confronto con un consenso – emergente dai sondaggi – che di per sé è qualcosa di inafferrabile, quasi che da questi possa venire l’avallo a scelte poco consone; così come non ci piace che sull’intera vertenza gravi il sospetto di una strumentalità mediatica, inevitabile forse ma non liberante, circa il punto di vista da cui si muovono le accuse. C’è davvero per la classe politica, ancor prima della decenza, un
a priori etico che va salvaguardato sempre e in ogni caso? E che va fatto valere nelle situazioni ordinarie come in quelle straordinarie? Ecco, solo se una simile consapevolezza dovesse ad un certo punto emergere dal dibattito, si potrà allora dire che questa tornata ha paradossalmente avuto una sua, per quanto amara, utilità.
Diversamente il Paese, che si è scoperto vieppiù attonito, potrebbe sentirsi anche leggermente raggirato.


Per dovere di cronaca: nell'Avvenire di sabato 25 luglio sono pubblicate altre 8 lettere sull'argomento, questa volta senza commenti/risposte da parte del Direttore...

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venerdì 24 luglio 2009

Consiglio Comunale infuocato

E’ stato un Consiglio Comunale incandescente e a tratti surreale, quello celebratosi lo scorso venerdì in una Cittadella della Cultura, resa rovente dall’afoso caldo estivo. Argomenti bollenti, tensione e confusione.
Tema - miccia, che ha innescato un fuoco di fila da parte dell’opposizione, è stata la bozza dello Statuto Comunale, portata in discussione in aula dalla maggioranza di centrodestra. Nel mirino sono finite, in particolare, le modifiche previste per la nomina e la revoca di presidente del Consiglio Comunale e di difensore civico. Stando alla bozza approntata dalla maggioranza, le due cariche sarebbero elette al primo scrutinio non più a maggioranza qualificata dei due terzi (14 consiglieri) del Consiglio Comunale, come prevede lo Statuto vigente, ma a maggioranza assoluta, mentre per la seconda votazione non servirebbe più la maggioranza assoluta dei consiglieri, ma solo la maggioranza assoluta dei votanti. “Avevamo chiesto una revisione dello Statuto, – dichiara in apertura di dibattito il consigliere del Pd Catapano – ma le modifiche presenti in questa bozza non vanno nella direzione da noi auspicata, ovvero di una rivalutazione del ruolo del Consiglio”. Catapano pone “il ritiro dei punti, che prevedono la modifica dei sistemi di nomina e revoca del presidente del Consiglio e del difensore civico come pregiudiziale di fondo”, accolta dagli altri consiglieri di opposizione, sulla bozza di Statuto; “altrimenti – puntualizza Cirielli (Idv) – abbandoneremo l’aula”.
“Lo Statuto – rincara la dose il socialista Sebastiano Stano – deve essere quello dell’intera comunità, non della sua maggioranza consiliare. Con le modifiche apportate viene intaccato un momento altamente democratico come l’elezione del presidente del Consiglio, che deve essere figura quanto più possibile condivisa per la funzione di garanzia, che assolve all’interno dell’assise”. L’opposizione ipotizza una strumentalità politica delle modifiche incriminate: “La bozza – attacca Catapano – è dettata dal problema politico di revocare l’attuale presidente del Consiglio”; cosa difficilmente concretizzabile con lo Statuto vigente, che prevede per la revoca solo ed esclusivamente una maggioranza qualificata dei due terzi. Attuale presidente del Consiglio è Franco Frigiola, candidato con l’Udc alle scorse Provinciali e per questo aspramente criticato in campagna elettorale e invitato dalla sua (ormai ex) maggioranza a dimettersi dalla carica. I problemi, però, non sono solo nel merito, ma anche nel metodo delle modifiche apportate: “Nel Consiglio Comunale del 23 dicembre, quando decidemmo che Statuto e Regolamento Consiliare andavano finalmente rivisti – ricorda nel suo intervento il democratico Giuseppe Stano - il vicesindaco Pugliese espresse la volontà di eseguire tutti i passaggi e condividere i percorsi, cosa che non è stata fatta: abbiamo tenuto una sola riunione di commissione e una sola riunione di capigruppo”. “Inoltre – prosegue G. Stano – sempre in data 23 dicembre, l’opposizione depositò agli atti una bozza di statuto. Che fine ha fatto?”. “Evidentemente non è stata sottoposta dall’ufficio competente al parere di conformità alla legge 267 sulle autonomie locali e perciò non è potuta arrivare in Consiglio”, ipotizza la segretaria.
Una bozza, quindi, smarrita nei meandri del palazzo comunale. “Purtroppo – prova a dare una spiegazione Frigiola – negli ultimi mesi ci sono stati gli avvicendamenti dei segretari e del capo ufficio degli Affari Generali”, il che può aver creato problemi “tecnici”. Il presidente del Consiglio, poi, prova a lanciare una soluzione di compromesso: rinviare il punto “per dar modo di approfondire le argomentazioni e di integrare il testo in commissioni allargate”. Una proposta respinta con i 12 voti contrari della maggioranza, i 7 favorevoli di Frigiola e minoranza e un astenuto, Francesco Perrone consigliere eletto nell’opposizione e candidatosi con la Puglia Prima di Tutto alle Provinciali, che, ad inizio d’assise, si era dichiarato indipendente, ma vicino alle posizioni della maggioranza. Terminati gli interventi dell’opposizione, tra il silenzio della controparte politica, si passa alle dichiarazioni di voto. Catapano sottolinea che “mancano in questo statuto anche modifiche auspicate dallo stesso centrodestra relative al discorso sulle pari opportunità e al Consiglio Comunale dei ragazzi” e, interrotto dal sindaco Cristella, che lamenta la lunghezza dell’intervento (durato, interruzione compresa, circa 7 minuti), coglie l’occasione per ricordare che “il sindaco ha disatteso finora una promessa fatta ad inizio del mandato: dotare l’opposizione di un’aula comunale provvista di scrivania, computer e telefono”.
La maggioranza apre bocca solo in fase di dichiarazione di voto con la difesa di ufficio, affidata all’assessore alle Politiche Sociali, l’avvocato Nicola Saccomanni, il cui intervento dura una dozzina di minuti: “Si pone fine con queste modifiche ad un’anomalia democratica ai limiti della violazione della Costituzione, - afferma - all’unico caso in tutta Italia in cui lo Statuto prevede per una carica elettiva, quale il presidente del Consiglio, che possa essere nominata con una maggioranza assoluta, ma destituita solo con una maggioranza qualificata”. Di qui, la necessità di uniformare i due criteri: fuori completamente la maggioranza qualificata dal primo scrutinio per la nomina e dalla revoca, a favore della maggioranza assoluta dei consiglieri, che diviene metodo principale per nomina e per revoca. Poi Saccomanni risponde alle “doglianze dell’opposizione”: “Nel quadriennio 1997-2001 (a guida centrosinistra ndr) non c’erano commissioni e capigruppo. La bozza da voi presentata può corroborare un eventuale documento per quel che riguarda la revoca o le dimissioni di chi aveva il compito di seguire l’iter e non l’ha fatto. Oggi parte il procedimento di revisione dello Statuto – dichiara infine - : noi ce lo votiamo tranquillamente. L’ultima modifica, datata 15 maggio 2000, non mi pare sia stata votata all’unanimità”. Saccomanni, quindi, chiede ed ottiene una sospensione per verificare se ci siano i numeri per una maggioranza qualificata, che permetterebbe l’approvazione della carta alla prima votazione.
Alla ripresa il presidente Frigiola e la minoranza hanno abbandonato il Consiglio Comunale e, dopo l’appello, il punto sembra che debba essere votato, ma la votazione poi effettivamente non avviene. Si passa, così, al terzo punto all’ordine del giorno: comunicazioni da parte dell’assessore al Bilancio Minei su alcuni prelievi da effettuare dal fondo di riserva del bilancio di previsione 2009. Alcuni consiglieri d’opposizione, però, rientrati momentaneamente in assise, chiedono chiarezza sul punto riguardante lo statuto. Il consigliere di maggioranza Arcangelo Rizzi, subentrato in qualità di vicepresidente a Frigiola, afferma che il punto in questione è stato votato, ma poi propone di rimetterlo in votazione. Si vota così con 13 favorevoli. L’opposizione, che non siede tra i banchi, ma è rimasta in Cittadella, protesta veementemente. A questo punto è bagarre e scontro sulla votazione: il punto rischia di essere invalidato. La maggioranza, placatasi la polemica, prosegue solitaria nel Consiglio, approvando in successione serrata i tre punti seguenti. Con il punto 4 si prorogano i termini di scadenza del pagamento di Ici e Tarsu al 31 luglio, a causa di disguidi dovuti al cambio del gestore addetto alla riscossione dei tributi. Col punto 5 la maggioranza si approva con 11 consiglieri il bilancio consuntivo 2009 dopo una relazione di due minuti dell’assessore al ramo Minei, che rende noto al Consiglio e ai cittadini un avanzo di cassa di 410.000 €. Il successivo punto prevede una variazione al bilancio previsionale 2009: vengono stanziati 31.000 €, di cui 25.000 destinati a prestazioni turistiche e di servizio e 6.000 ad eventi teatrali e culturali. Il bisogno più impellente, quello di destinare dei fondi per iniziative da tenersi durante questa estate, è espletato. Il sindaco a questo punto “vista la giornata di festa” (si concludevano in serata i festeggiamenti in onore della Madonna del Carmine) propone il rinvio dei restanti cinque punti all’ordine del giorno. Rinvio accettato. Dopo due ore circa di Consiglio, alle 19, si va tutti fuori, dove fa sicuramente meno caldo.
Francesco Di Candia - www.piazzanews.it/

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lunedì 20 luglio 2009

Chi comanda in paese?

PREMESSA: quest’analisi, se così si può chiamare, di chi comanda nei paesi, non si base su un’indagine scientifica, anzi, i fatti descritti non sono veri, i personaggi non esistono nella realtà ma solo nell’immaginazione dell’autore che racconta fatti e misfatti inventati dalla sua mente perversa.

Non è neanche un’invettiva satirica al potere o uno sberleffo “ai lor signori”.

Ma, come cantava il grande Nino Manfredi, è:

“una canzona senza senso, tanto pe’ cantà”,

è solo una coglionata, tanto per dire, 4 cazzate (in padella) e se qualcuno si rivede in tali personaggi è puramente casuale, perché se io fossi a conoscenza di alcuni fatti raccontati, al limite della legalità, andrei in procura a denunciarli.

Un tempo, ma sto parlando di qualche secolo fa, nei piccoli paesi, chi gestiva il potere politico ed economico era il curato, il farmacista, il medico.

Oggi invece, i due poteri sono separati: quello economico è appannaggio dei poteri forti che decidono il tipo di sviluppo del territorio, mentre quello politico è subalterno all’altro.

Due miei amici di un paese lontano sono entrambi commercialisti, bravi e corretti, uno è anche assessore e, da quando esercita tale carica, annualmente triplica il numero dei clienti rispetto all’altro amico.

I due, parlando fra di loro, hanno spiegato questo fenomeno col fatto che ilcittadino che ha qualche grana col comune o che potrebbe averla si rivolge a questocommercialista assessore che potrebbe aiutarlo.

Questo modo di pensare è molto diffuso nella gente comune e non si riesce a capire se sia sbagliato o giusto.

E’ chiaro che se un cittadino deve andare al comune a vedere una pratica, se va lui fa la fila ed è sbattuto da un ufficio all’altro, se va l'assessore non fa la fila e risolve subito il problema.

La gente si accontenta anche solo di questo, però il commercialista assessore, se vuole continuare a conservare la fiducia professionale, deve essere al servizio del suo cliente, riservando a questi privilegi rispetto al resto dei cittadini.

Se poi ci spostiamo dal commercialista al geometra, all’ingegnere o all'architetto il gioco è fatto.

Nel senso che se il costruttore affida a quel geometra, a quel’ingegnere, a quell'architetto un progetto, un lavoro, perché ritiene che sia introdotto più di un altro in quella amministrazione, in quanto consigliere comunale o assessore o dipendente, è perché pensa che la sua pratica possa andare avanti più veloce o che si possa chiudere un occhio davanti a qualche anomalia o che si possa fare qualche pastetta.

Queste circostanze determinano la gestione del territorio di una lobby che decide l’assetto urbanistico, lo sviluppo economico, la qualità della vita e, avendo risorse finanziarie ed economiche, sono in grado di spostare migliaia di voti, tanto da determinare la vittoria di una coalizione sull’altra e da creare il “Pupazzo di cartone”, che da perfetto “Yes man” svolge il ruolo di paggetto dei poteri forti.

Calandoci nella realtà invece, a “Lo voglio bene al mio paese”, c’è un’amministrazione perfettamente funzionante, che ha sottomesso i poteri forti, che programma lo sviluppo economico, l’assetto urbanistico a misura dei cittadini, che progetta case economiche e popolari per i ceti meno abbietti.

Il modo trasparente e democratico di governare sta rivitalizzando il paese rendendolo vivibile, visibile, visitabile, sicuro dopo gli anni bui dell’amministrazione precedente, durante i quali Gisella KRISTALLIN era un fiero e severo oppositore, dimostrato dalle manifestazioni e dagli scioperi organizzati.

Secondo la leggenda, all’ultima manifestazione organizzata prima di essere eletto sindaco, erano presente milioni e milioni di seguaci, venuti da tutto il mondo, Stati Uniti, Russia, Libia, Marocco, Padania e, nonostante fossero accavalcati 2,3,4 anche 5 persone uno sull’altro, la fila arrivava fino a Marina di Ginosa, tanto che molti con maschera e tuta da sub, erano immersi sott’acqua tenendo sulle spalle altri cittadini tutti attenti ad ascoltare il perentorio comizio di Gisella KRISTALLIN.

L’amministrazione è sempre al servizio dei cittadini per far valere i diritti di tutti: di più, il sindaco nello svolgere con puntiglio e perspicacia il ruolo di “mister prezzo” ha licenziato un suo assessore per conclamato conflitto di interessi in quanto aveva aumentato, quale produttore, ingiustificatamente il prezzo del pane; ha voluto anche la chiusura di alcuni ristoranti di “zampini” dove si spacciava il provolone “Auricchio” e la birra Heineghen per prodotto locali.

Nell’ultima competizione elettorale, Mister Zip, alias Gisella KRISTALLIN è stato eletto consigliere provinciale di opposizione con un voto plebiscitaria alla bulgara, ribadendo la supremazia del potere politico sui poteri forti che in contrapposizione hanno indirizzato le migliaia e migliaia di voti che controllano sul suo avversario politico.

http://lucifero.bloog.it/

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domenica 19 luglio 2009

La Malpolitica

Perché la politica si ammala così spesso? Destra e sinistra quanto sono responsabili dell'attuale degenerazione della politica? Cosa distingue l'attuale momento sociale e politico da una normale crisi democratica? E' vero che ci attendono nuove forme di dittatura? Quale rimedio porre, specie a livello culturale ed educativo? Grandi domande che trovano, in questo saggio, piccole risposte per aiutare la riflessione nei percorsi di cittadinanza attiva e responsabile. Piccole risposte per meglio resistere, resistere, resistere alla malpolitica. Da soli e in gruppo.

Rocco D'AMBROSIO - Rosa PINTO, La malpolitica, Di Girolamo, Trapani 2009, 61 pp., € 5,90

Sommario

1. Il sentire comune; 2. Alcuni cambiamenti socio-culturali e politici in Italia; 3. Le leadership strategiche; 4. La passione idolatra; 5. Lo stile ambiguo; 6. Il pensiero saturo; 7. La teledipendenza; 8. La malpolitica è solo di destra?; 9. Alcune proposte educative; 10. bibliografia di riferimento

Gli autori

Rocco D'AMBROSIO (http://www.rocda.it/) insegna Filosofia Politica presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma e la Facoltà Teologica Pugliese di Bari. E' docente di Etica Politica presso la Scuola Superiore dell'Amministrazione del Ministero dell'Interno di Roma. Ha pubblicato diversi saggi sui temi politici, tra cui l'ultimo Il potere e chi lo detiene, EDB, Bologna 2008. Si occupa di formazione all'impegno sociale e politico, collaborando con diverse istituzioni, a livello locale e nazionale. Dirige il periodico di cultura e politica "Cercasi un fine" e il suo relativo sito web (http://www.cercasiunfine.it/), promossi da alcune scuole pugliesi di formazione all'impegno sociale e politico.

Rosa PINTO, psichiatra, gruppoanalista, analista istituzionale, psicoterapeuta, collabora con la cattedra di Antropologia della Facoltà di Scienze Statistiche e con la Scuola di Specializzazione in Psichiatria della Facoltà di Medicina e Chirurgia di Bari. E' docente di Psicologia Clinica presso la Cattedra di Ostetricia della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ha pubblicato diversi lavori scientifici su temi gruppoanalitici, psichiatrici e sui fenomeni mafiosi della fascia adolescenziale su riviste nazionali ed internazionali, ha pubblicato un libro sulla prevenzione, si occupa di qualità e di psichiatria di consultazione e di riabilitazione psichiatrica presso l'Azienda Ospedaliera "Di Venere" di Bari.

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venerdì 17 luglio 2009

Provincia di Taranto, in giunta sette nuovi assessori

TARANTO — Tre conferme e sette nuovi ingressi. Gianni Florido, presidente rieletto della Provincia di Taranto, ha messo a punto la squadra con cui governerà l’ente nei prossimi cinque anni e ieri mattina ha firmato i decreti di nomina. La presenterà ufficialmente domani. Non ci sono sorprese rispetto al totonomine, imposto tra l’altro dai risultati elettorali, tranne l’indicazione di Luigi Albisinni arrivata dall’Udc. E’ l’avvocato che aveva invaso la città di manifesti elettorali bruciando tutti sul tempo, salvo non ritrovarsi in lista. Ora è il tempo della compensazione. Florido gli ha affidato Attività produttive, Agricoltura, Caccia e Pesca.
Gli altri nove componenti della giunta sono Emanuele Fisicaro (Idv), vicepresidente con deleghe alla Scuola, Università e al Patrimonio; Costanzo Carrieri, Pd, (Lavori pubblici, Pianificazione e Assetto del Territorio, Urbanistica); Michele Conserva, Lista Florido, (Ambiente, Aree Protette, Protezione civile); Pietro Giacovelli, Sinistra unita, (Politiche giovanili e Innovazione, Cooperazione sociale, Responsabilità e bilancio sociale, Trasparenza e Istituti di Partecipazione); Franco Gentile, Rifondazione, (Politiche sociali, Parità, Terza Età); Umberto Lanzo, Io Sud, (Sport, Spettacolo, Affari Generali e Politiche comunitarie); Giovanni Longo, Pdci, (Turismo, Promozione del territorio, Urp); Giampiero Mancarelli, Pd, (Bilancio, Economato e Finanza, Personale); Vito Miccolis, Pd, (Politiche del Lavoro, Formazione professionale).
Il presidente Florido ha trattenuto per sé le deleghe in materia di Polizia Provinciale, Appalti e Contratti, Contenzioso, Beni ed attività culturali, Biblioteca e Pinacoteca Provinciale, Trasporti. Giuseppe Tarantino, candidato del terzo polo, è il presidente del Consiglio provinciale. La composizione della giunta valorizza tre criteri cui il presidente tiene molto, la continuità amministrativa, la competenza e lo sviluppo, senza trascurare la rappresentatività geografica di chi lo ha sostenuto. Con la conferma di Carrieri e Conserva nelle responsabilità avute nella prima giunta-Florido viene riaffermata la necessità di continuare il lavoro avviato nei cinque anni precedenti, mentre tutti gli altri, indicati dai rispettivi partiti, garantiscono la competenza. Florido ha avallato queste scelte e anche chi è fuori dalla giunta, come i Verdi, avranno la possibilità di fornire il loro contributo all’amministrazione.
Il presidente, programmaticamente, punta a instaurare rapporti molto stretti e proficui con il territorio e ha messo in agenda una serie di incontri con i vari sindaci e le forze sociali proprio per dare concretezza alla sua idea di sindacato del territorio per rappresentare le istanze dei cittadini. «Ci dedicheremo a riorganizzare gli uffici per rendere più efficiente la machina amministrativa - commenta Florido subito dopo aver chiuso la partita della giunta - e lavoreremo molto sull’identità territoriale».
Rieletto Gianni Florido (a sinistra) è stato riconfermato poco meno di un mese fa presidente della Provincia di Taranto a spese del suo avversario del Pdl, Domenico Rana
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Perche' la Sanita' al SUD non Funziona?

Tato Greco: "Metti la delibera"Dalla sanità agli appalti d'oro
Non c'è soltanto la sanità nell'indagine del sostituto procuratore Roberto Rossi sui fratelli Tarantini e sull'ex deputato dell'Udc, Salvatore Greco (foto). Le intercettazioni contenute nell'inchiesta del pm Rossi sul sistema degli appalti gestiti fra gli altri da Gianpaolo Tarantini rivelano le telefonate dell'ex consigliere per aiutare i Matarrese: "Raffaele, pensaci tu"


SEGNALAZIONI e APPROFONDIMENTI

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mercoledì 15 luglio 2009

Tesseramento PD Laterza: fino al 20 luglio

Scade lunedì 20 luglio la possibilità di tesserarsi al Pd Laterza e partecipare così al percorso congressuale, che si concluderà il 25 ottobre con l'elezione del segretario e dell'assemblea nazionale attraverso le primarie.

Chiunque vuole tesserarsi deve recarsi nella sede di via Roma, n. 72 dalle ore 19 alle 21 di tutti giorni (compreso sabato 18 e domenica 19) e compilare il modulo di adesione.

Interessati e partecipa per rilanciare e rafforzare il Partito Democratico di Laterza.

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lunedì 13 luglio 2009

Consiglio Comunale Venerdi 17 luglio 09 - 16,30

Il prossimo venerdì, 17 luglio 09 - 16,30, si svolgera il consiglio comunale, all'ordine del giorno, di seguito i punti più importanti:
Modifica Statuto Comunale; rendiconto bilancio consuntivo 2008, recesso consorzio universitario jonico di Taranto - Approvazione regolamento per l'adozione dei cani randagi - progetto per la realizzazione di n. 4 cabine di trasformazione elettrica al servizio di impianti fotovoltaici in deroga al PRG vigente.

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Grillo: Mi candido alla segreteria del PD

L'annuncio del comico sul suo blog: «Colmerò il vuoto che c'è a sinistra».Incredulità dei fan: «Uno scherzo?».Fassino: non accetteremo l'iscrizione

TORINO Il Pd marcia spedito verso il congresso autunnale e le primarie, ma se fino a ieri si prospettava un confronto a tre tra Franceschini, Bersani e Marino, la sfida il 25 ottobre si arricchisce di un nuovo protagonista: Beppe Grillo.Il comico genovese ha annunciato sul suo blog l'intenzione di correre per la leadership del partito per «rifondare il partito, per offrire un’alternativa al Nulla». Una sfida che parte con un attacco al vetriolo al Pd e che prende in contropiede i candidati, già impegnati in una battaglia aspra. Non sembra una provocazione ma una «cosa serissima» quella del comico genovese, già sceso nell’arena politica con le sue liste civiche ma in realtà politicamente più legato a Di Pietro che al Pd. «Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c’è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Io mi candido», è l’annuncio che dal blog del comico è rimbalzato in poche ore su Facebook e sui blog.Grillo dice di voler parlare «ai giovani del Pd». E lo fa rilanciando le proposte di sempre, a partire dal limite di due legislature per i parlamentari «perchè se ne devono andare quelli che con lo psiconano hanno disintegrato l’Italia, cioè D’Alema, Rutelli, eccetera». L’annuncio spiazza i big del partito, ancora stordito dalla polemica durissima aperta da Ignazio Marino, il chirurgo sceso in campo per rompere gli schemi. Qualcuno evidenzia che per candidarsi bisogna essere iscritti e «in regola con i requisiti d’iscrizione: riconoscersi nel Manifesto dei Valori, nel Codice etico e nello Statuto del Pd». Non ne fa una questione di requisiti formali, invece, il coordinatore organizzativo della mozione Bersani, Gianni Pittella: «Se al Pd servisse un commissario liquidatore, Grillo sarebbe un ottimo candidato. Ma ci serve altro». In serata arriva l'altolà di Fassino. «Grillo non è iscritto al Pd e lo ha attaccato di continuo. La sua candidatura è un boutade un pò provocatoria e non c’è alcuna ragione per considerarla una cosa seria. Bisogna vedere se noi accettiamo la sua iscrizione al partito e non penso che si possa accettare» è la posizione dell'ultimo segretario dei Ds. «Per correre per la segreteria - afferma Fassino - non basta l’iscrizione, perchè qualsiasi associazione al mondo non accetta chi aderisce in modo strumentale ma ritiene che ogni adesione debba essere vera e sincera ai valori e allo finalità del Partito. Per me la cosa finisce qua». L’ex leader dei Ds considera la candidatura di Grillo «come una delle sue tante provocazioni un pò goliardiche che però non credo possa essere presa per seria visti i suoi strali contro il Pd. Le primarie sono una cosa seria». Giorgio Merlo chiede ironicamente di sapere se «i suoi comizi saranno gratuiti o a pagamento». L’unico a dare il benvenuto al comico è il candidato blogger Mario Adinolfi che fa un appello «ai burocrati del Pd affinchè non ne impediscano la candidatura». Dal canto suo, Grillo sembra essersi già organizzato per superare la gimkana di regole congressuali: afferma di aver raccolto quasi tutte le 2000 firme necessarie per la candidatura e di essere pronto a iscriversi al Pd. E, liquidando tutti i candidati, vede un’alleata solo in Debora Serracchiani, l’eurodeputata salita alla ribalta nel Pd proprio grazie a blog e social network e ora impegnata a sostenere Dario Franceschini nella corsa congressuale. Ed è proprio Antonio Di Pietro a mettere in guardia Grillo: «La sua candidatura è una bella notizia, peccato che con una scusa o un’altra sarà respinta perchè non si deve disturbare il manovratore».Chi si aspettava uno scherzo estivo o una semplice provocazione è destinato a rimanere deluso. «La mia è un'iniziativa serissima - assicura Grillo - , facciamo il bad Pd e il good Pd, come le bad company e le good company, come l’Alitalia». «Mi sono deciso perchè ci sono tantissimi giovani che condividono le cose che faccio, le proposte e le idee che porto avanti» spiega ancora il comico. Con i candidati attuali non farebbe eventuali alleanze: «A parte la Debora Serracchiani non vedo altri - dice Grillo - Debora mi piace molto e rappresenta milioni di ragazzi iscritti a quel partito che hanno creduto a dei sogni che non si sono mai realizzati. Noi abbiamo bisogno che vadano avanti queste persone, trentenni, che abbiamo studiato e che facciano parte di questa cultura, dei social network». Tra provocazione e realtà, la sfida del comico è partita. Le reazioni dei "grillini" sul blog sono all'insegna dell'incredulità. «Dimmi che stai scherzando», scrive Monica. «Questa decisione sembra cozzare con tutto ciò che hai sostenuto fino adesso» accusa Francesco. Moreno si rivolge direttamente a Grillo e sbotta: «Tu non puoi candidarti, che cazzo fai?». «Non lo fare Beppe! Ti farebbero fuori in due secondi» è il consiglio di Giuliana. ma c'è anche chi la pensa diversamente. Sebastiano esulta: «Sono sobbalzato sulla sedia appena ho letto il post di Grillo; rompere le scatole dall'interno è una trovata geniale». Raffaele (come molti altri utenti del blog) pensa ad una provocazione simbolica e anche Alberto non nasconde i suoi dubbi: «Speriamo che non sia uno scherzo». E sul blog ci sono anche i fedelissmi, come l'utente che si firma "sante mastandrea": «Pd o Idv è uguale. L'importante è che ci sia Beppe alla guida. Il resto non conta».
Segnalazioni:

Usiamo i partiti per i nostri valori di Paolo Flores d'Arcais
MARINO Pd, vinco io
FLORES D'ARCAIS A casa la nomenklatura
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sabato 11 luglio 2009

IL PARCO DELLE GRAVINE VA AVANTI

MINEO- COSTANTINO (PD) 1 MILIONE DI EURO PER DUE PARCHI DELLA PUGLIA

Al via il progetto GRASTEPP per la conservazione della biodiversità

BARI – La riduzione delle specie vegetali e animali esistenti è un affare serio. Per questo la Regione Puglia con la Delibera del 26 Maggio 2009 n° 893 ha stanziato 1.049.000€ per il progetto “GRASTEPP tra gravine e steppe”. Il progetto farà aumentare numero e specie delle piante ed animali esistenti nel Parco Nazionale dell'Alta Murgia istituito nel 2004 e nel Parco Regionale della Terra delle Gravine istituito nel 2005.
L'azione di bio-conservazione sarà curata oltre che dall'Ufficio Parchi e Riserve Naturali della Regione dal Museo Orto Botanico dell'Università degli Studi di Bari e dal Comune di Gravina. GRASTEPP ideato nel 2006 e finanziato dal Ministero dell'Ambiente nell'Ottobre del 2008 è fondato su tre azioni. La prima è la conservazione e la reintroduzione delle specie vegetali normalmente esistenti nei due Parchi, attuata come si dice in situ ed ex situ ovvero sia nei Parchi che fuori da essi. Cioè in un luogo protetto che è la Banca del Germoplasma presso l'Orto Botanico. Il Germoplasma è l'insieme dei diversi corredi genetici disponibili per una specie consistente in semi, tessuti o cellule in gradi di ripristinare un organismo intero.
La seconda riguarderà la costruzione e la gestione di voliere presso l'Osservatorio Faunistico per la riproduzione del Falco Lanario e del Capovaccaio, una delle 4 specie di avvoltoio presente in Europa.
La terza riguarderà l'individuazione delle aree pubbliche all'interno dei Parchi dell'Alta Murgia e della Terra delle Gravine dove reintrodurre la flora studiata e riprodotta e i rapaci allevati. A queste azioni sarà affiancata naturalmente una attività di sensibilizzazione e divulgazione a cura dell'Ufficio Parchi della Regione. Le risorse finanziarie distribuite a seconda delle azioni da realizzare andranno al Museo Orto Botanico, al Comune di Gravina, all'Ufficio Parchi della Regione, al Parco Nazionale dell'Alta Murgia ed alla Provincia di Taranto in qualità di Ente Gestore del Parco delle Gravine.
Il progetto GRASTEPP fa parte di un accordo di programma multiregionale ed è una azione diretta per la conservazione della biodiversità in due aree protette contigue e molto sensibili ai cambiamenti climatici e naturalmente all'azione dell'uomo. Lungi dal rappresentare un esercizio accademico sono la diretta applicazione della tutela dell'Ambiente necessaria a questi ecosistemi. La necessità della tutela della biodiversità - e quindi anche delle specie rare ed in via di estinzione- si comprende meglio ed è accettata se si considerano gli aspetti economici e le ricadute scientifiche derivanti dallo studio delle varie specie.
Bari, 10 Luglio 2009

Il Vice Presidente del Consiglio Regionale

Luciano Mineo
Il Consigliere Regionale del PD

Paolo Costantino
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venerdì 10 luglio 2009

Col "Ddl sviluppo"torna il nucleare

Il "no" apulo-lucano
L'Italia torna al nucleare. Lo prevede il disegno di legge sullo sviluppo definitivamente approvato dal Senato

«Le centrali nucleari sono impianti a rischio rilevante. La Puglia vuole continuare a essere la terra delle rinnovabili, il parco delle energie rinnovabili più interessante d’Europa». Così il governatore pugliese, Nichi Vendola, commenta il via libera al ddl sviluppo che contiene le norme per il riavvio del nucleare e detta i tempi per individuare dei siti in cui ubicare gli impianti. Secondo Vendola «finora i discorsi energetici del governo sono stati un cumulo di banalità e un annuncio di scelte autoritarie. Io immagino – commenta – che la militarizzazione del territorio per fare una centrale sia una scelta suicida per chi ce l’ha in testa».«Le centrali nucleari – ha proseguito – sono impianti a rischio di incidente rilevante e il nucleare sicuro esiste solo nelle esternazioni salottiere del presidente del Consiglio. Il tema dello smaltimento delle scorie è drammatico. Allora, siamo seri. Ho proposto già al ministro Scajola il tema vero: l’ottimizzazione della rete di trasmissione. Il paese perde il 12% dell’energia che produce a causa dell’obsolescenza della rete». Sul nucleare «in campagna elettorale il presidente del Consiglio ha allargato il suo sguardo dalla Puglia ai Balcani. Non commento. Ma il premier ha rassicurato i pugliesi che non esisteva quella eventualità», ha aggiunto Vendola. «Chiunque voglia occuparsi di energia in Puglia – ha sottolineato – debba farlo offrendoci il ristoro di quello che noi facciamo per la nazione. Penso che della Puglia si possa parlare solo in termini di abbattimento della bolletta energetica per le imprese e per i cittadini, visto che diamo all’Italia l’88% dell’energia che produciamo. Che in Puglia si debba pensare a un’implemetazione delle risorse per il servizio sanitario, che oggi è il peggio pagato d’Italia, visto che a causa di Cerano e della centrale dell’Enel, sopportiamo un costo di patologie oncologiche e malattie della vie respiratorie che fa di quel territorio nel brindisino un dei più martoriati d’Europa. Quindi – ha concluso – avremmo diritto a una compensazione». Per Vasco Errani, che guida l’Emilia Romagna ed è anche presidente della conferenza delle Regioni. «Il governo – dice – ha imboccato una strada sbagliata, procede in modo unilaterale» e il nucleare rischia di essere «un pericoloso passo indietro». Posizione che si inserisce in un confronto al momento piuttosto duro tra esecutivo e conferenza delle Regioni, e il nucleare si avvia a diventare un ulteriore tema da mettere sul tavolo. Dura anche Mercedes Bresso, presidente del Piemonte: «La scelta è sbagliata dal punto di vista strategico, economico e della sicurezza», ha ribadito. Costi e rischi, ha aggiunto, ricadranno sulle generazioni future».

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giovedì 9 luglio 2009

Auto rubate, 2 arresti

CASTELLANETA - Sono stati traditi dalle impronte digitali i due giovani arrestati per un giro di auto rubate. Ieri pomeriggio a Cassano delle Murge i carabinieri del Nucleo operativo di Castellaneta hanno notificato ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Martino Rosati, su richiesta del pm Daniela Putignano, al 27enne Marjan Ndrekai e al 31enne Paulin Puke Ndrekaj. I due cugini albanesi nella notte del 12 luglio dello scorso anno a Laterza si resero responsabili del furto di un’autovettura e di un grosso quantitativo di carburante, asportato da mezzi parcheggiati per strada. Quella notte fu intercettata da una pattuglia di militari dell’Arma l’autovettura Fiat Stilo rubata poco prima. Durante un inseguimento i ladri abbandonarono la macchina e fecero perdere le proprie tracce. All’interno della vettura sono state rinvenute diverse taniche piene di carburante. Grazie alle impronte digitali lasciate dai malfattori gli investigatori del Nucleo operativo di Castellaneta, diretti dal luogotenente Vittorio Quero, sono riusciti a incastrare i due cugini. Nel corso della perquisizione effettuata nella casa di Marjan Ndrekaj è stata rinvenuta e sequestrata documentazione contraffatta riguardante alcune autovetture. Nell’aprile scorso Paulin Ndrekaj era stato raggiunto da un provvedimento restrittivo per essersi reso responsabile di un furto di auto nel centro di Castellaneta. Ora i carabinieri del locale Nucleo operativo stanno proseguendo nelle indagini per far piena luce sul giro di auto rubate destinato al Paese delle Aquile.

http://www.tarantosera.com/
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mercoledì 8 luglio 2009

Spunta il filone dell'eolico, nel mirino le concessioni

La Guardia di finanza sequestra documenti negli assessorati all´Ecologia e alle Attività produttive

Dopo la sanità, è arrivato il momento del vento. La Guardia di Finanza ha aperto un fascicolo d´indagine, considerato dagli investigatori molto delicato, sull´iter autorizzativo che ha portato al via libera a una quindicina di parchi eolici in tutta la regione. Le zona rosse sono la Capitanata e la Murgia: ad accumulare le situazioni ci sarebbe l´opportunità avuta da alcune aziende di accedere a una sorta di sanatoria, su alcune autorizzazioni, prevista a un certo punto dalla legge. Per questo motivo nelle scorse settimane i finanzieri sono stati sia nell´assessorato all´Ecologia sia in quello alle Attività produttive, che materialmente rilascia le autorizzazioni, ad acquisire una serie di carte.

«Non conosco l´indagine nello specifico - spiega l´ormai ex assessore all´Ambiente, Michele Losappio, da ieri con la delega alla Formazione professionale - È da tempo che i funzionari sono abituati ad aprire i faldoni e a consegnare tutte le carte agli investigatori, com´è nostra abitudine fare nel massimo della collaborazione con le forze della magistratura». Come spiega lo stesso Losappio, il problema sull´eolico arriva dal cortocircuito autorizzativo che spesso si crea tra Regione e Comuni. Cortocircuito nel quale provano a insinuarsi gli speculatori. E non solo. Non c´è soltanto la procura di Bari a indagare sull´eolico. A Lecce, per esempio, indagando sul clan Bruno, il procuratore aggiunto Cataldo Motta e il pm antimafia Leone De Castris si sono resi conto che la cosca aveva diversificato gli affari: recentemente infatti aveva acquistato alcuni terreni nella zona di Torre Santa Susanna.

Su una società napoletana che fa affari nella zona di Castellaneta indaga invece il sostituto Giorgio Lino Bruno.

A Foggia invece la Finanza vuole capire qualcosa di più sull´impianto di Deliceto mentre ad Ascoli Satriano il sindaco fu arrestato proprio per vicende che riguardavano il parco eolico. Nella Murgia era invece scattato qualche mese fa - ribadito anche da un´interrogazione parlamentare dell´onorevole Pierfelice Zazzera dell´Italia dei Valori - una sollevazione delle associazioni ambientaliste contro tre società coinvolte in un´indagine della procura di Palermo per mafia.

(g.d.m. e g.fosch. - Repubblica Bari - 08 luglio 2009
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lunedì 6 luglio 2009

FIRMA L'APPELLO "NO ALLE LEGGI RAZZIALI"

Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio, Wu Ming: "No alle leggi razziali" - 28 mila adesioni
FIRMA L'APPELLO


Segnalazioni:
Global Ratzinger
Ecco il testo completo della nuova enciclica: un'analisi economica e sociale sul XXI secolo e un richiamo etico per rendere meno ingiusto il futuro

Si intitola Caritas in veritate la nuova enciclica di papa Ratzinger, presentata proprio alla vigilia del G8 e tutta incentrata sui grandi temi posti dalla globalizzazione dell'economia e dei suoi effetti sulla vita delle persone. "L'espresso" ne pubblica qui il testo integraleLEGGI TUTTA L'ENCICLICA
(07 luglio 2009)
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CONTINUA IL DIBATTITO SUL PD

Sta diventando molto interessante la discussione che si sta svolgendo sul blog sul futuro del Pd di “Lo voglio bene al mio paese”.
Dibattito molto vivo, vero, acceso, sanguigno a dimostrazione di una voglia di cambiamento e di rinnovamento della politica.
C’è anche chi, in questo dibattito, si sta intrufolando non per migliorare la qualità della discussione, ma per tessere le lodi di un’amministrazione unidimensionale, quella dei poteri forti, la lobby che controlla e indirizza un nutrito numero di voti in cambio del silenzio e del lassair-faire e soprattutto per esacerbare ancora di più gli animi al fine di condizionare le scelte che il PD deve fare.
Cacciare i “meschin”, i “fraccasc”, come diceva qualcuno, non è la risoluzione del problema.
Il rinnovamento del Partito non deve essere solo un problema generazionale o di sostituire il Tizio con il Caio, ma è sopratutto un problema politico.
Negli ultimi anni il centrosinistra ha perso la capacità e la disponibilità di ascolto.
Si sono parlati tra di loro.
Si sono sempre trovati d’accordo su tutto, sugli scioperi, sulle manifestazioni, ma hanno solo e sempre parlato tra di loro e a loro.
Bisognava invece aprire un confronto vero con gli altri, con la società civile, con i giovani, i lavoratori, i pensionati.
Solo così è possibile capire perché al Nord i lavoratori votano Lega, anche se militanti del sindacato Fiom e al Sud il centrosinistra è stato bastonato dal partito dei lanzichenecchi.
Solo così si spiegherebbero i risultati delle ultime elezioni europee e amministrative.
A “Lo Voglio bene il mio paese” i pensionati, i lavoratori, i precari e i disoccupati rappresentano la maggioranza assoluta degli elettori.
La domanda che bisogna porsi allora è:
i pensionati sono davvero tutti indignati perché costretti a vivere con pensioni da fame, che per giunta si svalutano anno dopo anno?
ai precari, ai disoccupati va bene il loro “status”?
i lavoratori sono tutti scontenti dei provvedimenti governativi che li riguardano?
i cittadini di “Lo Voglio bene il mio paese” si fregano di pagare le tasse più alte della provincia?
Dare risposta a queste domande, altrimenti non si spiegherebbe come mai questo Governo, questa amministrazione, questa destra che ha vinto 25 a 1 (ce lo ricorda un colorato manifesto, omettendo però un’autorete che ha fatto perdere un SICURO assessore a GISELLA KRISTALLIN e dal quale ancora non si è ripreso), continua ad ottenere consensi.
Evidentemente qualcosa non funziona, oppure è il centrosinistra che non riesce più a comprendere la realtà che lo circonda, a dialogare con le persone, a capire le loro esigenze, a spiegare le proprie proposte.
Io non ho verità, una volta ce l’aveva l”Unità”, ora non più, ma sono certo che serve la riscoperta dei valori tradizionale della Politica.
Bisogna uscire da quella “posizione di autosufficienza e di settarismo” propria che diceva Togliatti nel 1946 alla vigilia della svolta di Salerno.
Spiegavo sopra dello scollamento, in questi ultimi anni, dalla realtà quotidiana, dai veri valori della politica del centrosinistra, tanto che il politico oggi appare manager intraprendente, inarrivabile, addirittura inaffidabile e non punto di riferimento, esempio da imitare, amico di fiducia cui rivolgersi in caso di bisogno.
La nuova leva di quadri deve venire fuori da un taglio netto con quel modo di fare politica.
Sicuramente bisogna spazzare dalla dirigenza del partito i gruppi che hanno fatto della politica il loro affare, i trasformisti, i politici da salotto, i fini parlatori di astrattismo, i mestieranti della politica per creare un gruppo dirigente compatto e omogeneo di giovani e meno giovani, di professionisti, di competenti e di onesti che lavorano insieme per costruire un nuovo modi di fare politica che pone al centro la persona, non il personalismo, il mercato, l’impresa, che è espressione del cittadino e la cui leadership sarà designata non dalle primarie ma dall’autorevolezza che ogni dirigente deve dimostrare nell’affrontare e risolvere i problemi.

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… E SE PROVASSIMO A GUARDARCI DENTRO?

Abbondano ogni giorno tavole rotonde, seminari, comizi e iniziative d’ogni genere organizzati da partiti, associazioni di categoria ecc…
I protagonisti in campo ci raccontano cose che, per la verità, sappiamo già da un po’ dai giornali e dalle tv. La crisi economica, i cinesi, gli indiani, la situazione finanziaria americana che si riflette sull’Europa; e ancora, le grandi aziende del nord che si sono insediate per qualche anno al sud, giusto il tempo di rapinare il bottino dei finanziamenti pubblici e scappare nei paesi dell’est o dall’altra parte del mondo, determinando così un inevitabile e duro incremento della disoccupazione e del precariato. Insomma, tutto sembra precipitare irrimediabilmente nel baratro e noi, comuni mortali, siamo rassegnati all’idea di non poterci fare nulla!
Ma sarà proprio così? Siamo davvero certi che non possiamo fare niente? Che ci tocca continuare a subire passivamente un destino che altri hanno scritto per noi?
E se provassimo a guardarci dentro? Se cominciassimo a porgerci una semplice domanda: “Ma io, cosa posso fare?”
Con ciò non dico nulla di nuovo, prima è meglio di me, l’ha già affermato il grande e compianto presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, allorquando un suo concittadino gli chiese cosa avrebbe fatto per lui, e il presidente rispose: “Non pensare a cosa la tua nazione può fare per te, pensa a cosa tu puoi fare per la tua nazione”.
Ognuno di noi, nel suo piccolo, è un imprenditore, qualunque sia il suo ruolo nella società: padre, madre, nonno/a o figlio/a di famiglia, professionista, dipendente, precario/a o disoccupato/a. Ognuno di noi è titolare dell’impresa di se stesso e, come tale, unico attore del proprio destino, che non può ridursi a spettatore della propria esistenza.
Per similitudine, prendiamo in esame le nostre Piccole e Medie Imprese, in questo particolare momento storico di congiuntura economica, e vediamo che: alcune soffrono talmente tanto la crisi, che hanno dato inizio al ridimensionamento sia delle loro strutture sia dei loro dipendenti; altre continuano, invece, a crescere e a espandersi.
Come mai? Quali sono i motivi di questa grande differenza?
Bene. Dopo una lunga ricerca di studi condotti nella mia azienda, in giro per l’Italia e con il prezioso aiuto di grandi professionisti del settore (nazionali ed esteri), ho capito che la differenza sta tutta in questa semplice ma fondamentale domanda: “Ma io, cosa posso fare?”.
Allora ce la siamo posta sul serio, e in maniera profonda, questa benedetta domanda; e subito, davanti a noi, si è spalancato un inaspettato quanto sorprendente e chiaro orizzonte, che abbiamo ampiamente interpretato e tradotto in 6 punti primari:

1. Invece di usare i momenti sfavorevoli di mercato come una giustificazione, bisogna occuparsi delle cause interne. Quali sono le aree di inefficienza della tua azienda?
I cali di fatturato o del giro d’affari avvengono quando congiunture esterne sfavorevoli si vengono a incontrare con una scena interna all’azienda, che è già da un po’ di tempo in deperimento.

2. Imprenditori al comando di aziende vincenti escono dalla propria zona di confort, abbracciando progetti che fanno paura o creano eccitazione .
Quando rimani nella zona di confort, vivi al centro di numerosi compromessi: tamponi le situazioni e la tua azienda, di conseguenza, non fa passi in avanti.
Quali sono le cose della tua azienda che non stai affrontando?
Quali sono i progetti che continui a rimandare?
Esci dalla zona di confort. Quando l’hai fatto, in passato, hai sempre ottenuto buoni risultati.

3. Le aziende che crescono, anche in tempi di crisi, fanno davvero il Marketing, che non è fatto solo di fiere, brochure e manifesti.
Qual è la vision per la tua impresa?
Dove sono “i soldi veri” nel tuo settore?
Quali sono le reali necessità della tua clientela e come la tua impresa si sta organizzando per soddisfarle?
Le aziende vincenti fanno ricerca e formazione. Quando smettono di farlo, sono pronte per il fallimento.

4. Le aziende di successo misurano gli utili su base mensile.
Ricordiamoci: non si può ottenere ciò che non si misura.

5. Gli imprenditori delle aziende che crescono, dedicano buona parte del loro tempo alle attività che faranno una grande differenza per il successo della loro azienda, domani.

6. Chi guida tali aziende ha ben chiaro che il primo punto, di qualsiasi progetto d’impresa, consiste nell’intraprendere un programma per migliorare se stessi.
Per le performance individuali non è tanto importante quanto bravo già sei; quello che è veramente conta è quanto più aspiri a diventarlo.

Tom Peters, un signore che di economia ne sa veramente tanto, in un seminario a Bologna gli fu chiesto: “Quanto tempo occorre per avere successo nel lavoro e nella vita?”. “UN MINUTO!” Rispose deciso il signor Peters; e subito dopo aggiunse: “Un minuto è il tempo che ci vuole per decidere”. Nello stesso tempo, però, avvertiva che quasi nessuno lo avrebbe mai applicato, poiché era troppo semplice.
Voi che pensate di fare? Vi regalerete quel minuto?

Giovanni Matera
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venerdì 3 luglio 2009

Ora l'Italia è più cattiva

Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.

Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.

La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?

Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.

Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.

Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.

Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.

Adriano Sofri
(Repubblica - 3 luglio 2009)
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giovedì 2 luglio 2009

Giovani e Belli

Un viaggio lungo un anno attraverso l'Italia, durante il definitivo trionfo di Silvio Berlusconi.
Da Verona a Milano, da Roma a Catania, Concetto Vecchio percorre il Paese sfiduciato delle nuove leve che non diventeranno mai classe dirigente.
I praticanti avvocati sfruttati negli studi legali, le donne single per sempre, i "maniaci" delle chat, la grande bolla della comunicazione, il Sud dei concorsi pubblici "monstre", il talento fatto a pezzi, le fughe all'estero.
Solo in Italia a trent'anni si torna a vivere con i genitori.
Perché i giovani non riescono a compiere il ricambio generazionale indispensabile per uscire dalla crisi? Da dove nasce questa incapacità? Vecchio mette piede a Montecitorio e scopre gli altri trentenni, quelli che ce la fanno: le nuove stelle del berlusconismo come Elvira Savino, deputata del Pdl, trentuno anni, che in poche settimane passa da illustre sconosciuta a miss Montecitorio, complice il Presidente del consiglio che le farà da testimone di nozze. Un reportage amaro, vivido, pieno di voci e storie, che fotografa il Paese reale. Volete sapere perché è stato scelto Gianni Chiodi come candidato leader alla Regione Abruzzo? Risposta del premier: "Perché è giovane e bello".
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La Provincia: «Pronti alla mobilitazione»

TARANTO - Pronti alla mobilitazione generale. L’annuncio è del presidente della Provincia Gianni Florido a proposito della decisione di Trenitalia di tagliare alcuni collegamenti tra il capoluogo ionico e la capitale. A partire da oggi è prevista la soppressione degli Eurostar Taranto -Roma (in partenza alle ore 6.16) e Roma -Taranto (in arrivo alle 21,53), nonché degli intercity plus Taranto -Roma (in partenza alle ore 14) e il corrispondente Roma-Taranto (in arrivo alle ore 12.52). Ieri, alla vigilia dei tagli e dei disagi, Florido ha annunciato un incontro per l’8 luglio, a palazzo del Governo. Mentre l’assessore regionale ai Trasporti, Mario Loizzo, ha scritto una lettera all’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mario Moretti, sulla soppressione di treni. «Taranto e la Terra Ionica ancora una volta penalizzati da scelte sbagliate. La decisione di sopprimere alcuni treni è inaccettabile». Così il presidente Florido che preannuncia iniziative di lotta. «Bene hanno fatto quanti sono già intervenuti per difendere i diritti dei viaggiatori e le ambizioni di una provincia che non può certo permettersi di essere tagliata fuori dagli assi di collegamento più importanti del Paese. Mercoledì incontrerò i sindacati e i rappresentanti istituzionali del territorio per definire congiuntamente le iniziative da assumere per tutelare i nostri interessi. Penso in particolare ad una mobilitazione generale per costringere Trenitalia a fare un passo indietro. La nostra provincia merita rispetto». Loizzo, dal canto suo, nella lettera a Moretti scrive: «Vanno chiarite le ragioni che hanno indotto Trenitalia a sopprimere l’Eurostar delle ore 6,16 e l’Intercity Plus che collegano Taranto a Roma, decisione alquanto improvvida che sta suscitando le comprensibili proteste delle istituzioni e dei cittadini di quel territorio. Le stesse obiezioni, noi le avanzeremo al Ministro dei trasporti». Loizzo chiede «un intervento urgente, coerente e determinato, per risparmiare ulteriori ingiustificabili penalizzazioni». Nei giorni scorsi ad intervenire sulla questione, tra gli altri, il vicepresidente del Consiglio regionale Luciano Mineo con una interrogazione al presidente Vendola e il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno che, nel chiedere la sospensione dei provvedimenti, ha evidenziato: «Questa ennesima soppressione, imposta da Trenitalia - ha aggiunto il sindaco - rischia di lasciare isolata l’intera area ionica alla vigilia della stagione estiva, e proprio ora che si stava registrando un leggero, ma significativo aumento, circa il 2%, delle presenze turistiche».
http://www.tarantosera.com/
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martedì 30 giugno 2009

Trasparenza e legalità siano i veri fattori di cambiamento


Domenico Savino mi segnala questa intervista a tutto campo, pubblicata dalla Gazzetta, all'assessore regionale
Guglielmo Minervini (qui il suo sito), da sempre impegnato nel sociale, che ho conosciuto ed apprezzato personalmente nel periodo di servizio civile e di cui è già stato riportato su questo blog un altro interessante articolo qualche giorno fa.


Mena fendenti l’assessore regionale alla Trasparenza, il cattolico Guglielmo Minervini. Le quattro inchieste in corso sulla sanità, il collegato sex-gate e il decadimento morale che emerge lo indignano. Invoca «intransigenza e radicalismo etico», contesta il tentativo «vischioso della giunta regionale di aver cercato una mediazione col potere sanitario», respinge la lettura di chi distingue il ruolo politico e i comportamenti privati («un uomo pubblico esercita una funzione pedagogica»), attacca il silenzio della Chiesa («un tacere che offende»).

Assessore, la giunta regionale è sfiorata dalle inchieste in corso. Qual è la sua riflessione?
«Il governo regionale è nato con una missione di cambiamento. La sfida che i pugliesi le hanno chiesto di accettare era di modificare la meccanica del potere: liberare il potere e restituirlo ad un territorio fertile e dinamico. In questo senso, trasparenza e legalità non dovevano essere solo pilastri dell’etica pubblica, ma fattori di cambiamento».

Cosa ne è stato di quel proposito?
«Abbiamo fatto molte cose e buone, anche in sanità. E tuttavia, aggiungo, le inchieste della magistratura interrogano con forza la politica. La domanda che risuona è se siamo riusciti a toccare gli ingranaggi del potere sanitario, sistema corposo di interessi e lobby, oppure quest’ultimo ha finito per risucchiare pezzi della politica».

La risposta qual è?
«Va costruita, tutti assieme, in un dibattito pubblico che faccia crescere la regione. Però una lezione la apprendiamo. La spinta riformatrice o ha la matrice dell’intransigenza morale e del radicalismo etico, oppure è destinata a sprofondare. A precipitare nelle sabbie mobili di una società, come quella pugliese, in cui il successo facile e l’assenza del senso delle regole sono il valore che misura tutto».

Sta dicendo che è fallita la missione del governo Vendola?
«La scelta iniziale di mediare con il sistema vischioso del potere sanitario sta mostrando la corda. Proprio quel che accade ci dimostra che occorreva adoperare il massimo del radicalismo, dell’intransigenza e di spinta riformatrice. Cioè quello che siamo stati capaci di fare in altri ambiti».

Avete sbagliato le nomine nelle Asl?
«Le nomine sono conseguenza dell’impostazione politica. La consapevolezza che il sistema possa essere riformato solo con un approccio radicale ed intransigente sta prendendo piede solo in questi mesi. Solo ora abbiamo la percezione di un governo più concentrato sui processi di cambiamento e meno sulla gestione».

Detta così, sembra una valutazione sull’ex assessore alla sanità Alberto Tedesco.
«E’ nelle cose. Ma di quella impostazione politica tutti siamo corresponsabili».

Risposta laconica. Torniamo all’oggi: i manager indagati vanno sostituiti?
«Vendola non può che proseguire la linea del rigore. E’ l’unica scelta che abbiamo per salvare l’enorme patrimonio politico di questo governo. Vale per la giunta, per il centrosinistra e anche per il mio Partito democratico».

A proposito di Pd. Michele Emiliano, sul sex gate, cita il Vangelo: chi è senza peccato scagli la prima pietra, di una persona non si valuti il profilo privato ma il ruolo pubblico. Che ne dice?
«Non si tratta di esprimere un giudizio morale sui singoli comportamenti. Qui si discute di fatti che attengono alla sfera morale pubblica, di una condotta nell’esercizio delle funzioni pubbliche. In questo ambito, quello che viene chiesto è che ciascuno di noi sia ciò che dice di essere. Sarà una richiesta dura e impietosa, ma il recupero della credibilità della politica passa da queste scelte».

La condotta morale deve entrare nel giudizio politico?
«Ciascuno di noi deve essere consapevole che, nel ruolo politico, esercita anche una funzione pedagogica; comunica con i gesti, prima ancora che con le parole. Chiediamoci allora quale idea della politica stiamo comunicando all'opinione pubblica».

Si discute, tuttavia, della sfera privata, nascosta agli occhi del pubblico.
«La sfera privata attiene alla coscienza morale, non v'è dubbio. Ma quando essa interseca quello che ciascuno di noi riveste nella sua funzione pubblica, allora smette di essere privata. Ciascuno allora ha il dovere di dare conto dei propri comportamenti».

La Chiesa di Puglia finora è apparsa silente sul tema. Come se lo spiega?
«La Chiesa è un insostituibile presidio della coscienza morale. E la coscienza morale non vive solo nella sfera privata, ma si alimenta della dimensione sociale e pubblica. Pertanto il silenzio della Chiesa, almeno nel suo volto gerarchico, sullo scivolamento morale di questo Paese, non inquieta soltanto. Ma offende il servizio alla verità».

Francesco Strippoli

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Di cosa ha bisogno Laterza?

A tutti i lettori del blog rivolgiamo l'invito di scriverci a pdlaterza@gmail.com o commentare sul su questo post su "Cosa ha bisogno Laterza" e di "Cosa i Laertini hanno bisogno per vivere meglio".

  • Un progetto di edilizia popolare che abbassi i prezzi delle case?
  • Piu' prospettive occupazionali?
  • Maggiore cura delle periferie urbane?
  • Meno tasse?
  • Creazione di spazi per le nuove generazione, tipo Wi-Fi nelle Cittadella della Cultura?
  • Maggiore manutenzione degli edifici scolastici?


Ai lettori piu' interessati chiediamo anche cosa si aspettano dal Centro-Sinistra?
Cosa chiedere al centrosinistra?
Cosa il centrosinistra può fare?
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lunedì 29 giugno 2009

Quanto pesa la tua spesa?

“Quanto pesa la tua spesa?”.

Sarà questo il tema che verrà affrontato, in occasione della giornata mondiale della biodiversità indetta dalle Nazioni Unite, in un convegnoorganizzato dalla cia di Taranto, comprensorio Occidentale (Ginosa, Laterza e Castellaneta), che si svolgerà il prossimo 29 Giugno 2009 a Laterza (TA), pressol’Azienda AgricolaSierro lo Greco” alleore 19,00. Sostenibilità agricola e cambiamento climatico, saranno oggetto degli interventi degli ospiti: Catapano Franco, Vice Presidente Regionale CIA Puglia, Barberio Roberto, Titolare dell’Azienda Agricola “Sierro Lo Greco”,Anelli Savino, Responsabile della Struttura Semplice Dipartimentale di Igiene della Nutrizione ex AUSL BA/3, Costantino Paolo, Gastroenterologo Consigliere Regionale, Tamborrino Carlo, Coordinatore del Circolo “ProgettoMangiasano* 2009”. Modera Giove Stefano, Direttore del giornale “La Goccia”.

*Mangiasano è una campagna di VAS (Associazione Verdi Ambiente e Società), nata per rendere l’agricoltura italiana libera da OGM e libera da PESTICIDI.

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Lucifero e il dopo voto

Analizzare il voto per il rinnovo del consiglio provinciale a “Lo voglio bene al mio paese” sarebbe un grattacapo anche per chi ha i mezzi e gli strumenti per farla in maniera “scientifica”, figuriamoci per Lucifero che dispone di un PC e una linea ADSL.

Ma alcune considerazioni “politiche” possono essere fatte, anche se da molti, anzi forse da tutti, non condivisi.

Nel paese in cui SCACCO MATTO crede di essere Cicerone, Gisella KRISTALLIN un politico, ha vinto il PDL (Partito Dei Lanzichenecchi) che già al primo turno aveva mandato alla provincia il suo candidato che da SICURO assessore provinciale è stato sbattuto, dopo il ballottaggio, sul banco dei “ciucci”.

Il risultato elettorale a “ Lo voglio bene al mio Paese “ è stato ancora una volta determinato dal consociativismo tra i poteri forti e il potere politico locale.

Questo non vuol dire che la maggioranza degli elettori sia condizionata da questi poteri, anzi le elettrici e gli elettori sono, nella stragrande maggioranza donne e uomini liberi, capaci di giudicare con la propria testa l’operato di chi governa e di chi fa opposizione, ma il “controllo” e l’ “indirizzamento” di qualche migliaia di voti a favore di chi gestisce il potere politico da parte della lobby del cemento, del zampino, del pane è determinante per il risultato finale.

Se l’Amm.Com. ha stretto un patto non scritto con questi poteri forti (silente quando doveva intervenire per calmierare il prezzo del pane, compiacente nei confronti dell’edilizia privata senza mai presentare un progetto per favorire la costruzione di case economiche e popolari), è stato anche per l’ignavia dell’opposizione del centrosinistra che non è stata mai efficace.

Eppure gli argomenti per opporsi ci sono trattandosi di un’ amministrazione inconcludente nella programmazione dei POR, che sta indebitando le future generazioni per i prossimi 25-30 anni, che taglieggia le tasche dei cittadini con letasse più alte della provincia di Taranto.

Un esempio concreto:

L’ ICI sulla seconda casa a “Lo voglio bene il mio paese” è il 7 per mille mentre a Ginosa, a Palagiano è del 6 per mille.

Cosa significa questa differenza?

Un cittadino avendo una casa il cui valore catastale è di Euro 500, a “Lo Voglio bene il mio paese” paga 367,50 Euro di ICI mentre a Ginosa, a Palagiano paga 315,00 Euro con un risparmio di Euro 52,50.

Per non parlare dell’addizionale comunale. A “Lo voglio bene il mio paese” è dello 0,8 per mille, il più alto della provincia, mentre a Ginosa, a Palagiano è dello 0,5 per mille.

In concreto.

Un abitante di “Lo voglio bene al mio paese” che ha un reddito lordo annuo di 25000 Euro, paga di addizionale comunale, Euro 200, mentre, se fosse cittadino di Ginosa o di Palagiano, con lo stesso reddito pagherebbe Euro 125, risparmiando Euro 75.

Questi sono dati reali, solo Tritamontino, probabilmente scimmiottando il creativo Tritamonti, insiste a dire che a “Lo voglio bene il mio paese” si pagano tasse bassissime: anche i numeri diventano un optional.

Per onestà intellettuale c’è da dire che l’amministrazione comunale è la più brava, la numero UNO in Italia, ad incensarsi ma, purtroppo, come l’incenso, produce fumo, appunto senza arrosto, a volte è anche sgradevole, Progeva.

Se questo è diventato il marchio DOC di governare dell’Amministrazione di Gisella KRISTALLIN, è stato facilitato dall’assenza dell’opposizione o quanto meno dall’inefficienza di chi dovrebbe contrastarlo.

L’opposizione allo stile arrembante e arrogante, inconcludente e sterile , al business e all’affarismo dell’amministrazione kristallinana deve essere fatta non solo sui contenuti, ma sullo stile, sull’onestà, su un diverso concetto di amministrazione, non piegandosi agli interessi trasversali che sono la causa del degrado del paese.

E’ questo modo di fare politica, di essere opposizione e di governo, quando è il momento, che fa percepire al cittadino la “diversità”, altrimenti li vede tutti omogenei e collusi.

Può essere una frase fatta ma, con gli attuali dirigenti politici che guidano l’opposizione, si è destinati a perdere sempre.

Da subito dobbiamo tutti rimboccarci le maniche, senza delegare a nessuno, creare un forum, una ‘chiazza’ per discutere, agire, rinnovare il modo di fare politica, mandare a casa i mestieranti della stessa, stimolare il ritorno di tutti quelli che negli anni passati si sono allontanati, perché “fa schifo”, dare spazio ai giovani, ai professionisti preparati, ai competenti e agli onesti.

Lavorare insieme per costruire un percorso condiviso, prima di tutto con i cittadini, per combattere i personalismi di una politica senza tempo che è tanto vecchia quanto distruttiva e che ha sempre tagliato le ali a “Lo voglio bene al mio paese”.

http://lucifero.bloog.it

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venerdì 26 giugno 2009

Elezioni passate. E ora?

Carissimi,
l'esito delle ultime elezioni europee ed amministrative sta suscitando diverse reazioni contrastanti. Vorrei però prima di tutto partire dall'analisi a firma di Angelo Bertani, direttore di Adista.
Un estratto lo condivido con voi in questa pagina, la versione integrale è sul blog.

"Non piangere e non ridere, direbbe Spinoza. Piuttosto occorre capire. E ci sono tante cose da capire, anche se molte erano prevedibili. Converrà capire, ad esempio, quali cause ha avuto e quali effetti potrà avere il mancato exploit del Pdl alle Europee. È vero che l'immagine del presidente del Consiglio appare più debole ed equivoca? Quale importanza hanno avuto (e non solo in Sicilia) le divisioni interne al Pdl? E quelle nel Pd? ...
Converrà poi esaminare il ruolo svolto dai grandi media, tanto più efficace quanto più si è affievolita la comunicazione diretta e fiduciaria tra i partiti e la loro base (non solo degli elettori, ma persino degli iscritti)...Insomma c'è molto da pensare e da fare per capire quel che sta avvenendo e per ristabilire un rapporto di dialogo e di fiducia tra la politica e la società civile. Ma proprio qui si svela il problema centrale: chi può e deve pensare, capire, fare? La risposta dovrebbe essere: i partiti. Ma la realtà è che i partiti sono liquidi almeno quanto la società. Fatta eccezione per la Lega, essi sono assai più un'apparenza che una realtà. O meglio, sono un'apparenza che spesso nasconde una realtà diversa e non propriamente politica: arrivismo, clientele, affari, sete di potere...

Il problema vero non è una novità ma emerge nettamente anche da queste elezioni è che occorre ricostruire i partiti, anzi re-inventarne una forma adatta all'attuale contesto sociale, economico e culturale.
L'alternativa non è tra partiti pesanti o partiti leggeri, cioè più o meno strutturati, invadenti e costosi. Servono invece partiti democratici, partecipati, gratuiti, trasparenti, guidati da regole condivise, animati da grandi ideali, frequentati e guidati da gente per bene, radicati sul territorio e nella società, capaci di una grande passione e di una grande cultura.
Come non ricordare il clima civile di venticinque anni fa, alla morte di Enrico Berlinguer?

Diceva Tocqueville che i veri Grandi Partiti si rifanno più ai principi che alle conseguenze, più alle idee che agli uomini, più al generale che al particolare...

A modo loro i risultati elettorali costituiscono un forte invito affinché tutta l'area di centrosinistra sappia trovare uno stile, un linguaggio ed un programma essenziale che possano essere largamente condivisi (senza demonizzare chi ritenesse di mantenere una posizione di principio senza mediazioni). Ma perché ciò possa avvenire è necessario un profondo cambiamento di pelle, di cultura e di uomini dentro ad ogni partito, gruppo, aggregazione. Un simile cambiamento chiede un supplemento di generosità e di coraggio, un cambio di mentalità e di immagine perché oggi la gran maggioranza dei cittadini pensa, non senza ragioni, che al vertice dei partiti si siano arroccati gruppi di persone mediocri con lo scopo di ottenere prestigio, carriera e guadagni, disposte a tutto pur di non lasciar emergere altri concorrenti".

Guglielmo Minervini
Diario dello sciame
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DOMANDA REGIONE PUGLIA PER CONTRIBUTI ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE‏

E' stato aperto un bando di accesso ai contributi per le piccole e medie imprese, anche di nuova attivazione.

Il Bando funziona così: si fa un prestito con la Banca per gli importi degli investimenti fino ad un max di 400.000€ se si tratta di microimprese e fino a 700.000 se si tratta di piccole imprese.

La Regione paga gli interessi da subito.
Quella somma costituisce così un vero contributo a fondo perduto.

Per qualsiasi ulteriore chiarimento chiamatemi. C'è anche una sezione FAQ con molti quesiti.
http://www.sistema.puglia.it/portal/page/portal/SistemaPuglia/Titolo_II o scrivete a pdlaterza@gmail.com e vi invieremo la domanda in formato doc o pdf.

Spero che la misura vi sia utile,
cordiali saluti a nome del Consigliere Regionale Paolo Costantino
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giovedì 25 giugno 2009

L'odio non fa parte della politica.

Fino ad oggi avevamo evitato di calcare la mano sulle parole che il PDL aveva riservato nei confronti della gente del PD a Laterza.

Sono parole così incredibilemente piene d'odio che sono una condanna a se medesime.

In più e' faticosissimo citarle tra virgolette visto il loro abominio.


Oggi però ci costringe a parlarne perche' il Popolo delle Liberta' di Laterza, cosi' si firma il manifesto intimidatorio appeso ieri per le vie del Paese, cerca di soffocare una liberta' semplice, quella di festeggiare per la vittoria del Presidente della Provincia Florido, accusandoci di essere prima degli stolti e invitandoci poi a rivolgerci a dei bravi psicanalisti.

Vi vogliamo ricordare che l 'Articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana afferma :
"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione." , garentendo la LIBERTA' di espressione, comunque nel rispetto reciproco.

Voi, in quel manifesto, non solo cercate di soffocare un diritto e una liberta' fondamentale, ma siete stati capaci di ledere ancora una volta la dignita' di noi cittadini, di una parte della comunita' che si riconosce nel centrosinistra.

L'odio non fa parte della politica.

Vi vogliamo invitare ad un maggiore rispetto verso quell'altra parte del paese, l'opposizione, che noi rappresentiamo a Laterza, e che Voi rappresentate in Provincia.
Laterza ha bisogno di trovare serenita' e sicurezza, per cui Vi invitiamo a concentrarVi sui tristi problemi sociali che da piu' di un anno stanno sconvolgendo la comunita'.
Un ultimo consiglio:
"L'uomo si distingue dagli animali proprio per questo: non ha bisogno della violenza, anche quella verbale, per affermare le proprie idee."
Segnalazioni:
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mercoledì 24 giugno 2009

Statistiche di accesso al blog nel mese di giugno

Pubblichiamo di seguito, così come richiesto da alcuni visitatori, le statistiche di accesso al blog relative al mese di giugno.
Grazie mille per l'interesse che ci avete dimostrato!

PD Laterza



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martedì 23 giugno 2009

Famiglia Cristiana in campo: PER UNA VALUTAZIONE MENO "DISINCANTATA"

Nei "Colloqui col padre" di Famiglia Cristiana in edicola da domani, la reazione dei lettori sui comportamenti discutibili del nostro premier ed una chiara presa di posizione del settimanale cattolico, che fa seguito ad altre recenti prese di posizione.
Riportiamo qui la risposta del Direttore, don Antonio Sciortino (foto a lato).



«Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista, apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a proposito delle vicende che hanno investito una delle più alte cariche istituzionali del Paese.

Il suo disagio e quello di altri vescovi hanno fatto eco all’editoriale di Avvenire, in cui si chiedeva al presidente del Consiglio «un chiarimento sufficiente a sgomberare il terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono solo dagli avversari politici ma anche da una parte di opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».

Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero, ha aggiunto: «Tra il livello pubblico, di governo, e quello privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano: quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono determinare maggiore credibilità oppure una delegittimazione, parziale o totale. Certi comportamenti possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di fatto».

Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza "distrazioni", che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al "bene comune" dei cittadini.

A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti "gaudenti e libertini", o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?

Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari "corifei", "caudatari" o "maschere salmodianti" (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. O nel tentativo "autolesionista" di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando "la pezza è più grande dello sbrego" come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne "merce", di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.

Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto meno chiedergli l’"immunità morale". La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.

Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi "pesanti", anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I cristiani (come dismostrano le lettere dei nostri lettori) sono frastornati e amareggiati da questo clima di decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una valutazione etica meno "disincantata". Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.

Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una "zona franca" dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico "piatto di lenticchie", da respingere al mittente.

Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».

In una nota pubblicata dal Sir (Servizio informazione religiosa, cioè l’agenzia di notizie dei vescovi) del 26 maggio scorso, Riccardo Moro afferma che le vicende personali del premier offrono «un contributo sgradevole al sereno sviluppo dei rapporti democratici». E al premier che assicura di "chiarire in futuro" i dubbi sollevati dalla stampa nazionale ed estera, chiede: «Ma se nulla di quanto è ignoto è riprovevole, perché rinviare? Se non vi è nulla da nascondere, alimentare i misteri rinviando spiegazioni, rivela una considerazione della stampa e dell’opinione pubblica particolarmente irriguardosa». E aggiunge: «La libera stampa indipendente è uno dei fondamenti della democrazia per il controllo sull’azione del Governo e per veicolare informazione e dialogo democratico tra i cittadini, non un disturbo nell’azione democratica».

Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme...) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una "politica da camera da letto" si passi alla vera politica delle "camere del Parlamento", restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.
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Il Cavaliere in frenata

L'Italia monocolore può attendere. L'Italia azzurra dalle Alpi alla Sicilia per ora esiste solo nei sogni del presidente del Consiglio. Le elezioni amministrative ci consegnano un Paese palesemente spostato a destra, ma non irrimediabilmente votato al berlusconismo. Da questo voto esce, ancora una volta, un'Italia divisa, frammentata e spaccata in due metà. Il Pdl cresce sul territorio ma non sfonda. Il sogno plebiscitario di Berlusconi svanisce nelle trame oscure della sua personale "Velinopoli". L'onda alta e lunga del berlusconismo si infrange sugli scogli di Casoria e sulle spiagge di Bari. Il Cavaliere ha dichiarato vittoria, ma subito dopo è tornato a parlare della sua vera ossessione - che gli ha fatto perdere voti - ripetendo le accuse di "attacchi eversivi" a Repubblica.

C'è un dato quantitativo, che conferma il mancato sfondamento. E qui il giudizio non può prescindere dai dati di partenza, che erano già di per sé eccezionali. Il centrosinistra si presentava a queste amministrative forte del risultato clamoroso e irripetibile del 2004: aveva vinto 51 province e 26 comuni capoluogo, contro le 9 e 6 rispettivamente conquistate dal centrodestra. Cinque anni dopo, il 6 giugno scorso il centrodestra aveva avviato una promettente rimonta, vincendo il primo turno e battendo il centrosinistra 26 a 14 nelle province e 9 a 5 nei comuni capoluogo.

Quindici giorni dopo, il centrosinistra re-inverte la tendenza, vincendo i ballottaggi e superando il centrodestra 15 a 7 nelle province e 12 a 4 nei comuni. Il quadro complessivo di questo voto locale, dunque, ci consegna un sostanziale pareggio: la maggioranza in carica prevale in 33 province e in 13 comuni, mentre l'opposizione mantiene 29 province e 17 comuni capoluogo. Non proprio un Paese governato ovunque dal monocolore azzurro, insomma. Piuttosto, e ancora una volta, un Paese trasversalmente tagliato a metà, e fortemente polarizzato tra due schieramenti "anelastici", che scambiano flussi nel perimetro interno senza mai valicare quello esterno.

Ma c'è anche un dato qualitativo, che non può essere sottovalutato. Province e comuni capoluogo non si possono solo contare: vanno anche "pesati". Anche da questo punto di vista, benché il Pdl abbia strappato al Pd la provincia di Milano e di Venezia, non si può parlare di "marcia trionfale" del centrodestra. Al Nord il Pd perde terreno, ma mantiene qualche presidio importante: Padova tra i comuni, ma poi anche Torino, Alessandria, Belluno e Rovigo tra le province. Al Centro il Pdl espugna Ascoli e Prato dopo 63 anni, ma nell'insieme la ex "zona rossa" della dorsale appenninica, tra comuni e province, resta saldamente in mano al Pd: da Firenze a Ferrara, da Bologna a Forlì, da Rimini a Parma, da Rieti a Fermo. La stessa cosa vale per il Sud, dove il Pdl conquista Lecce, ma il Pd si riconferma da Bari a Brindisi, da Crotone a Cosenza. Detto altrimenti: al Popolo delle Libertà non riescono più i clamorosi cappotti alla siciliana di qualche tempo fa, mentre al Partito democratico, almeno per ora, sembra evitato lo spettro di vedersi immiserito a quella "Lega dell'Appennino" più volte preconizzata da Tremonti.

Certo, in questo esito ha giocato un ruolo fondamentale l'astensionismo, che si è rivelato la vera novità di una velenosa e accidiosa stagione elettorale italiana. Un astensionismo che prima di tutto ha finito di uccidere il referendum sulla legge elettorale, con il tasso di partecipazione più basso della storia repubblicana, frutto delle troppe strumentalizzazioni cui i quesiti sono stati sottoposti, oltre che della consueta, abusata distorsione dello strumento referendario compiuto in questi decenni. E poi ha condizionato fortemente anche il voto amministrativo: quanti leghisti se ne saranno andati al mare, preferendo l'affondamento del referendum contro la porcata di Calderoli al sostegno del candidato dell'alleanza di centrodestra? Sta di fatto che l'ennesimo fallimento della consultazione popolare impone un ripensamento dell'istituto: se vogliamo salvare questa importante forma di democrazia diretta, piuttosto, eliminiamo il quorum ed alziamo di molto la soglia della raccolta delle firme. Ma di questo ci sarà tempo e modo per discutere. Sul piano politico, questo ciclo di voto si presta ad almeno due considerazioni di fondo.

La prima riguarda la maggioranza. O meglio, il premier. Sembra incredibile, a poco più di un anno dal trionfo del 13 aprile 2008, che aveva consacrato il Cavaliere come uno "statista" baciato dal consenso e aveva cementato una maggioranza con numeri "bulgari" in Parlamento. Eppure è accaduto: la metamorfosi si è compiuta. Il cigno è già un'anatra zoppa. Vulnerata dalla sua stessa, tragica esondazione egotistica, prima ancora che dalla sua drammatica inazione politica. La sovrapposizione delle europee e delle amministrative fotografa la vera novità della fase: l'insuccesso, l'appannamento, la crisi del Cavaliere. Sancita dalle preferenze, che si fermano a quota 2 milioni e 700 mila con la somma dei voti dei due ex partiti (Forza Italia ed An) mentre raggiunsero quota 2 milioni e 900 mila nel 1994 e nel 1999, quando a votarlo era solo il suo partito personale.

Palesata dai consensi a livello locale, e soprattutto a Bari, che per ovvi motivi (l'inchiesta sulle feste nelle dimore berlusconiane) era diventato un test pilota, quasi un referendum. Ebbene, tutto dimostra quanto era già evidente da tempo, e quanto solo i vacui replicanti del premier si ostinavano a non vedere: il torbido terremoto a sfondo sessuale che fa vacillare le mura di Villa Certosa e di Palazzo Grazioli ha un contenuto politico incancellabile, e un impatto sociale innegabile. A destra lo hanno ammesso persino antichi sodali dell'uomo di Arcore, come Marcello Dell'Utri, e lucidi intellettuali vicini al presidente della camera Fini, come Alessandro Campi. Solo i ventriloqui del Re Travicello come Bondi, Cicchitto o Gasparri si ostinano a negare questa evidenza.

La seconda considerazione riguarda l'opposizione. O meglio, il Pd. Il risultato in Puglia, e nelle altre zone dove è stato possibile l'accordo con l'Udc, dimostra che il dialogo con il centro di Casini è forse l'unica via per tentare una riapertura del gioco politico. Per provare a scongelare i due blocchi contrapposti, in una ricomposizione difficile ma forse non impossibile. Nei ballottaggi l'Udc ha adottato la politica dei due forni: in 7 province si è alleato con il centrosinistra, in 10 con il centrodestra. La stessa cosa ha fatto nei comuni, firmando un'alleanza con la sinistra in 3 casi, e con la destra in 7. L'epilogo di questo opportunismo neo-democristiano di Casini dimostra che, dove è stato possibile, l'alleanza con la sinistra ha premiato. E avrebbe premiato persino a Milano, se fosse andato in porto l'accordo per sostenere Penati. Anche questo, in vista del congresso di ottobre che a questo punto non sarà un funerale, impone una seria riflessione, che può utilmente incrociare anche un ragionamento sulla riforma della legge elettorale: in queste condizioni un ritorno sul modello tedesco, proporzionale con la soglia di sbarramento, potrebbe essere una soluzione da valutare, vista anche la disponibilità teorica della Lega.

L'Italia che esce dal voto non è bipartitica, ma resta bipolare. Anche di questo occorrerà tener conto, per definire il profilo di un'opposizione che, mai come ora, ha il dovere di riprofilarsi e di ripresentarsi al Paese come un'alternativa seria, vera, credibile. Di fronte al "complottismo" e alle "teorie cospiratorie" che lui stesso alimenta, il Cavaliere tradisce uno "stile paranoico" (raccontato a suo tempo da Richard Hofstadter) che non promette nulla di buono. Le "scosse" al governo e alla maggioranza sono arrivate. Non c'entravano le spallate giudiziarie. C'entra la politica. E per lui è persino peggio.

MASSIMO GIANNINI
(Repubblica, 23 giugno 2009)
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Buone Idee Portate In Spalla da Brave Persone

Il Centro-Sinistra, rivisitato e modificato dalle alleanze elettorali, mantiene salda la sua posizione di comando all Provincia a Taranto.

Una vittoria che premia un'Amministrazione che ha ben operato ponendo il lavoro, lo sviluppo infrastrutturale, l’ambiente, e le complessive questioni sociali al centro dell’azione di governo, con un bilancio più che positivo.


Un' Amministrazione che ha garantio il diritto alla salute dei cittadini, approvando il ddl che contiene le norme per la tutela dell'ambiente e del territorio e i limiti per le emissioni di diossina e furani, e il diritto al lavoro, o meglio al futuro, stabilizzando 325 precari e fornendo aiuti concreti ai lavoratori della Miroglio (1,4 Milioni di Euro).


Un' Amministrazione che ha cercato di portare sviluppo infrastrutturale con strade e scuole piu' sicure, come la strada provinciale per Santeramo.
Infine, un' Amministrazione che ha risolto la dolorosa questione del puzzo a Laterza.


A Laterza, pero', dobbiamo ricominciare, rinnovando.


Il centro-sinistra deve ripartire con una nuova spinta, facendo riscoprire alla nostra comunita' e a noi stessi la voglia di legalità, il bisogno di rispettare regole e persone, e la voglia di chiarezza, quella chiarezza che unisce ogni comunità.



Insieme dobbiamo imparare che la politica dei favori e delle clientele ammazza qualunque velleità di futuro.


Dobbiamo convincerci insieme che si può ottenere il consenso dei cittadini anche proponendo scelte rigorose e lungimiranti, attente a non consumare tutto, per lasciare qualcosa a quelli che verranno, e a costruire cultura e consapevolezza.



Invitiamo tutta la comunita' a “fare politica” insieme a noi, intesa come servizio reso alla comunità sempre orientato al bene comune, un servizio che dà precedenza agli interessi di tutti, non condizionato da interessi di parte o personali;


Invitiamo tutti a recuperare insieme a noi il senso di vitalità del “fare politica” intesa come laboratorio dove far nascere e sperimentare nuove idee per il generale progresso sociale.


La politica e' di tutti e non è pensabile delegarla a chi pensa di esercitarla come una professione.


Vogliamo creare a Laterza un gruppo di Brave Persone Capaci di Portare In Spalla Buone Idee.
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Consiglieri eletti Provincia di Taranto

Spulciando nei singoli collegi dal sito ufficiale del Ministero dell'Interno, si estrapolano i seguenti Consiglieri eletti nei vari Comuni (per ciascuno si indicano il posto occupato nella classifica provinciale e il rispettivo partito di appartenenza, insieme alla percentuale di voti al primo turno nel rispettivo collegio):

CAROSINO-Monteiasi-Montemesola-Monteparano
Carrieri Costanzo (7° PD 23,35%)
Sampietro Cosimo (1° Io Sud 11,82%)
Longo Giovanni (1° Comunisti Italiani 10,32%)

CASTELLANETA-Palagianello
Gugliotti Giovanni Francesco (3° PDL 33,87%)

CRISPIANO-Martina Franca
Conserva Michele (1° Lista Florido 20,82%)

GROTTAGLIE
Santoro Michele (2° PDL 34,76%)
Mancarelli Giampiero (2° PD 27,47%) Collegio Grottaglie II-San Marzano
Caprino Antonio (1° UDC 16,80%) Collegio Grottaglie II-San Marzano

GINOSA
Pardo Augusto (6° PDL 31,18%)
Galeota Marta Teresina (6° PD 23,78%)

LATERZA-Castellaneta
Cristella Giuseppe (1° PDL 46,64%)

MANDURIA
Punzi Bartolomeo Maria (1° PD 27,54%) Collegio Manduria II - Avetrana
Massaro Francesco Saverio (3° PD 26,30%)
Lariccia Cosimo (2° UDC 11,63%)

MASSAFRA
Tamburrano Marino Carmelo (4° PDL 32,23%)
Miccolis Vito Antonio (5° PD 24,32%)

MOTTOLA-Palagiano
Lattarulo Angelo Raffaele (5° PDL 31,66%)
Pinto Luigi (4° PD 24,75%)
Gentile Franco (1° Rifondazione Comunista 9,77%)

PALAGIANO-Massafra
Catiglia Gaetano (1° La Puglia Prima di Tutto 19,17%)

PULSANO-Leporano
Laterza Luigi (7° PDL 26,41%)
Pavone Domenico (2° Lista Florido 15,78%)

SAN GIORGIO JONICO-Roccaforzata
Venneri Angelo Cosimo Raffaello (1° Tarantino Presidente 16,41%)
Grimaldi Giorgio (1° Sinistra Unita 11,46%)

STATTE-Taranto
De Gregorio Luciano (8° PD 23,25%)

TARANTO
Cito Mario (1° Lega d'Azione Meridionale 39,12%)
Cito Antonella (2° Lega d'Azione Meridionale 31,79%)
Scialpi Lucia (3° Lega d'Azione Meridionale 28,60%)

Vanno aggiunti:
Rana Domenico (Candidato Presidente)
Fisicaro Emanuele (Candidato Presidente)
Tarantino Giuseppe (Candidato Presidente) [a questo riguardo va detratto un seggio ad uno dei gruppi della rispettiva coalizione come composta al primo turno elettorale, ossia ad uno dei gruppi: UDC, Io Sud, Tarantino Presidente, Lega d'Azione Meridionale]

Ovviamente, in base ad eventuali assessorati, potranno "scattare" i primi non eletti nei diversi partiti.

Si noti l'assenza di consiglieri in collegi con maggiori elettori del nostro, quali Martina Franca (2 collegi!), Sava, Lizzano-Torricella, e la presenza di 3 soli eletti a Taranto, tutti facenti parti della "Lista Cito". Viceversa collegi con un numero di elettori paragonabili al nostro (da 15.000 a 20.000) hanno avuto 2-3 eletti, come nei casi di Mottola, Carosino, Ginosa, Pulsano e San Giorgio Jonico.
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lunedì 22 giugno 2009

Risultati definitivi Collegio di LATERZA-Castellaneta

Elettori 16.184



I turno II turno
Votanti 11.896 73,50% 8.524 52,66%
Schede bianche 353 2,96% 200 2,34%
Schede nulle 458 3,85% 190 2,22%
Schede contestate e non assegnate - - - -


Sezioni scrutinate 19 su 19



Candidati presidente e gruppi Voti II turno % Voti I turno %

RANA DOMENICO
5.398 66,36 6.442 58,11

IL POPOLO DELLA LIBERTA'
IL POPOLO DELLA LIBERTA'
CRISTELLA GIUSEPPE
eletto

5.098 46,64

LA PUGLIA PRIMA DI TUTTO
LA PUGLIA PRIMA DI TUTTO
PERRONE FRANCESCO



978 8,94

LISTA LOCALE - LISTA TAGLIENTE
LISTA LOCALE - LISTA TAGLIENTE
DE MEO GIOVANNI PIETRO



104 0,95

MPA MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE
MPA MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE
PAPAPIETRO CARMINE



102 0,93

LIBERTAS DEMOCRAZIA CRISTIANA
LIBERTAS DEMOCRAZIA CRISTIANA
GENTILE ANTONIO



67 0,61

FIAMMA TRICOLORE
FIAMMA TRICOLORE
RAFFAELE DOMENICO


21 0,19

LEGA D'AZIONE MERID.
LEGA D'AZIONE MERID.
LOMASTRO FRANCESCO


17 0,15

LA DESTRA
LA DESTRA
VILLANI MICHELE



14 0,12

U.D.EUR POPOLARI
U.D.EUR POPOLARI
COLAMARIA GIOVANNI



5 0,04

PSDI-PRI
PSDI-PRI
MELE FRANCESCO



3 0,02

ALLEANZA DI CENTRO PER LA LIBERTA'
ALLEANZA DI CENTRO PER LA LIBERTA'
COLACICCO VITO



3 0,02


Totale


6.412 58,66

FLORIDO GIOVANNI
2.736 33,63 2.443 22,03

PARTITO DEMOCRATICO
PARTITO DEMOCRATICO
CASSANO VITO



1.995 18,25

UNIONE DI CENTRO
UNIONE DI CENTRO
FRIGIOLA FRANCESCO


841 7,69

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI
DI PIETRO ITALIA DEI VALORI
CIRIELLI ARCANGELO


538 4,92

PART.PENS.
PART.PENS.
ANZILLOTTA SANTO


292 2,67

LISTA LOCALE - MODERATI DI CENTRO - FISICARO PRESIDENTE
LISTA LOCALE - MODERATI DI CENTRO - FISICARO PRESIDENTE
MISANO GIUSEPPE


213 1,94

IO SUD
IO SUD
MONTARULI ANTONELLO


172 1,57

SINISTRA UNITA
SINISTRA UNITA
VAREGLIANO ANNAMARIA



150 1,37

FED.DEI VERDI
FED.DEI VERDI
SOLAZZO BASILIO



85 0,77

COMUNISTI ITALIANI
COMUNISTI ITALIANI
GIGLIOBIANCO GRAZIA VITA



75 0,68

RIFONDAZIONE COMUNISTA
RIFONDAZIONE COMUNISTA
GENTILE FRANCO



60 0,54

LISTA LOCALE - SVILUPPO DEL TERRITORIO - TARANTINO PRESIDENTE
LISTA LOCALE - SVILUPPO DEL TERRITORIO - TARANTINO PRESIDENTE
SCARATI ANTONIO


33 0,30

LISTA FLORIDO
LISTA FLORIDO
ARCADIO ANNAMARIA



30 0,27

LISTA LOCALE - MOVIMENTO STEFANO
LISTA LOCALE - MOVIMENTO STEFANO
BOSCO SILVANO


9 0,08

LISTA LOCALE - S.D.S. SINISTRA E DEMOCRATICI CON STEFANO
LISTA LOCALE - S.D.S. SINISTRA E DEMOCRATICI CON STEFANO
CIOTOLA ROSA


7 0,06

LISTA LOCALE - PATTO SOLIDALE
LISTA LOCALE - PATTO SOLIDALE
D'AURIA DOMENICO



5 0,04


Totale


4.505 41,22

TARANTINO GIUSEPPE

1.398 12,61

FISICARO EMANUELE

787 7,09

RIZZELLO POMPILIO CESARE


15 0,13

SUD LIBERO
SUD LIBERO
SCIALPI EUPREPIO



12 0,10

Totale voti ai candidati presidente 8.134
11.085
Totale voti ai gruppi

10.929


Dato aggiornato alle ore 22:37 del 22/06/2009
  • LE LETTERE INDICANO I GRUPPI CHE AL PRIMO TURNO ERANO COLLEGATI AL CANDIDATO CONTRADDISTINTO DALLA STESSA LETTERA

I dati degli altri collegi, con l'indicazione dei consiglieri eletti, potete dedurli dal sito ufficiale del Ministero dell'Interno
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Risultati definitivi Provincia di TARANTO



Elettori 502.137



I turno II turno
Votanti 321.694 64,06% 210.769 41,97%
Schede bianche 11.131 3,46% 4.652 2,20%
Schede nulle 13.768 4,27% 5.404 2,56%
Schede contestate e non assegnate 133 0,04% 9 0,00%


Sezioni scrutinate 546 su 546




Candidati presidente e gruppi Voti II turno % Voti I turno % Seggi

FLORIDO GIOVANNI eletto 104.133 51,88 100.614 33,91

PARTITO DEMOCRATICO PARTITO DEMOCRATICO


52.055 18,35 8

LISTA FLORIDO LISTA FLORIDO


17.744 6,25 2

UNIONE DI CENTRO UNIONE DI CENTRO

17.650 6,22 2

DI PIETRO ITALIA DEI VALORI DI PIETRO ITALIA DEI VALORI

10.708 3,77 -

IO SUD IO SUD

9.694 3,41 1

LISTA LOCALE - SVILUPPO DEL TERRITORIO - TARANTINO PRESIDENTE LISTA LOCALE - SVILUPPO DEL TERRITORIO - TARANTINO PRESIDENTE

8.080 2,84 1

RIFONDAZIONE COMUNISTA RIFONDAZIONE COMUNISTA


7.115 2,50 1

SINISTRA UNITA SINISTRA UNITA


6.770 2,38 1

COMUNISTI ITALIANI COMUNISTI ITALIANI


6.164 2,17 1

FED.DEI VERDI FED.DEI VERDI


4.469 1,57 -

LISTA LOCALE - MOVIMENTO STEFANO LISTA LOCALE - MOVIMENTO STEFANO

3.867 1,36 -

LISTA LOCALE - S.D.S. SINISTRA E DEMOCRATICI CON STEFANO LISTA LOCALE - S.D.S. SINISTRA E DEMOCRATICI CON STEFANO

3.805 1,34 -

PART.PENS. PART.PENS.

1.561 0,55 -

LISTA LOCALE - PATTO SOLIDALE LISTA LOCALE - PATTO SOLIDALE


1.298 0,45 -

LISTA LOCALE - MODERATI DI CENTRO - FISICARO PRESIDENTE LISTA LOCALE - MODERATI DI CENTRO - FISICARO PRESIDENTE

1.187 0,41 -


Totale


152.167 53,64 17

RANA DOMENICO
96.571 48,11 103.303 34,82

IL POPOLO DELLA LIBERTA' IL POPOLO DELLA LIBERTA'


59.085 20,82 7

LEGA D'AZIONE MERID. LEGA D'AZIONE MERID.

29.949 10,55 3

LA PUGLIA PRIMA DI TUTTO LA PUGLIA PRIMA DI TUTTO


12.876 4,53 1

LISTA LOCALE - LISTA TAGLIENTE LISTA LOCALE - LISTA TAGLIENTE


8.363 2,94 -

ALLEANZA DI CENTRO PER LA LIBERTA' ALLEANZA DI CENTRO PER LA LIBERTA'


7.136 2,51 -

LIBERTAS DEMOCRAZIA CRISTIANA LIBERTAS DEMOCRAZIA CRISTIANA


4.236 1,49 -

MPA MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE MPA MOVIMENTO PER LE AUTONOMIE


3.410 1,20 -

LA DESTRA LA DESTRA


3.020 1,06 -

U.D.EUR POPOLARI U.D.EUR POPOLARI


1.410 0,49 -

FIAMMA TRICOLORE FIAMMA TRICOLORE

1.099 0,38 -

PSDI-PRI PSDI-PRI


235 0,08 -

LISTA LOCALE - RIFONDAZIONE DC - MOVIMENTO PENSIONATI CATTOLICI LISTA LOCALE - RIFONDAZIONE DC - MOVIMENTO PENSIONATI CATTOLICI


211 0,07 -


Totale


131.030 46,19 11

TARANTINO GIUSEPPE

70.617 23,80

FISICARO EMANUELE

21.572 7,27

RIZZELLO POMPILIO CESARE


556 0,18

SUD LIBERO SUD LIBERO


476 0,16 -

Totale voti ai candidati presidente 200.704
296.662

Totale ai gruppi

283.673
28

Seggi spettanti al consiglio 30


Dato aggiornato alle ore 22:37 del 22/06/2009
  • LE LETTERE INDICANO I GRUPPI CHE AL PRIMO TURNO ERANO COLLEGATI AL CANDIDATO CONTRADDISTINTO DALLA STESSA LETTERA
  • CANDIDATI A PRESIDENTE ELETTI CONSIGLIERI RANA DOMENICO, FISICARO EMANUELE
  • VA DETRATTO UN SEGGIO AD UNO DEI GRUPPI DELLA COALIZIONE, COME COMPOSTA AL PRIMO TURNO ELETTORALE PER IL CANDIDATO PRESIDENTE TARANTINO GIUSEPPE
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La “dolce vita” della provincia

Arrestate all'alba di ieri 13 persone per sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento. Tra le lucciole anche una minorenne. Ai domiciliari un poliziotto. L'accusa: avrebbe procurato clienti alla baby prostituta
“Fare un servizio”, “prendere un caffè”, “la partita di calcio”, “una pizza veloce”: erano queste le frasi per comprare un'ora con una donna, a volte anche con una ragazza minorenne. A smantellare un vasto giro di prostituzione sono stati i Carabinieri che con un blitz hanno arrestato tredici persone, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Taranto Giuseppe Di Sabato su richiesta del pm Matteo Di Giorgio. Sono accusate, a vario titolo, di usura, estorsione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. L'operazione, denominata "Dolce vita", si è sviluppata tra Laterza, Massafra e Palagiano.A far venire a galla il giro di prostituzione sono state le stesse donne implicate, stufe di essere sfruttate. Dalle indagini così è emerso che tra le cinque lucciole vi era anche una minorenne di Castellaneta. Tra gli arrestati ai domiciliari vi è anche un poliziotto in servizio a Bari, si tratta di Michele Scarati. L'indagine è partita nel 2006 quando i Carabinieri della Compagnia di Castellaneta ricevono la denuncia di un giro di prostituzione del quale facevano parte alcune donne residenti nel comune di Castellaneta. Le donne confessano di essere costrette a prostituirsi nelle macchine dei clienti, a volte in alberghetti della zona, per cento euro l’ora. Ad approfittare gratis delle donne anche amici intimi e procacciatori. Le indagini confermano le ipotesi più squallide avanzate dai carabinieri agli ordini del maresciallo Vincenzo Quero: alcune di essere erano indotte nell’illecita attività da altre prostitute o dai loro compagni conviventi, che questi ultimi assumevano il ruolo di veri e propri sfruttatori. Al vertice dell'organizzazione che sfrutta in quegli anni la minorenne, il compagno della ragazza, Massimo Castellano di 38 anni. Collaboratori dell'uomo erano Michele Scarati di 36 anni (più volte definito come “Michele il poliziotto”), Domenico Basile (guardia giurata di mestiere) di 38 anni, Paolo Clemente di 53 anni Massimo Gannulli di 50 anni Leonardo Resta di 44 anni e Luca Vinella di 27 anni. Altri clienti, i più fidati, facevano i procacciatori fornendo agli amici numeri telefonici utili utilizzando frasi in codice come “fare un servizio”, “prendere un caffè”, “la partita di calcio”, “una pizza veloce”ma a volte anche esprimendosi in modo chiaro.Incrociando le indagini i carabinieri hanno scoperto un altro giro di prostituzione oltre a quello in cui era sfruttata la minorenne. A gestirlo questa volta una donna, Carmela Sollazzo di 39 anni. Conosciuta nel giro come Leila, Lena o Giulia con il suo convivente Francesco Carpignano anche lui di 39 anni e il poliziotto in servizio a Bari, Michele Scarati sfruttavano e favorivano per l'accusa un vasto giro di prostitute.Le indagini hanno portato a scoprire anche reati di usura ed estorsione ai danni di una prostituta. Arrestati per questo motivo Enrico Sollazzo, Fabio Porceddu e Orazio Battista. I tre avrebbero prestato ad una prostituta in difficoltà economiche 1500 euro per poi chiedere interessi del 370%. Gli ultimi due avrebbero anche preso in pegno alcuni gioielli della donna e minacciato di venderli nel caso di mancato pagamento. In manette anche Umberto Rizzo. Il ventenne è accusato di avere gestito due prostitute. Un vasto giro quello smantellato dai Carabinieri che fa luce sulle ombre della provincia.

dal » Corriere del Giorno
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